Economia
|Azienda bassa reggiana, la Cgil: “Dopo sciopero tutto uguale”
Secondo il sindacato, gli aumenti sarebbero stati finanziati tagliando diritti acquisiti ad altri lavoratori, generando una frattura interna tra chi ha ottenuto miglioramenti economici e chi invece ha perso tutele
REGGIO EMILIA – Riconoscimento della rappresentanza sindacale al tavolo di contrattazione, ripristino dei diritti revocati dal 2011 senza comunicazione formale e applicazione di un contratto nazionale che garantisca pari diritti a tutti i lavoratori.
Sono le richieste che la Fp Cgil torna ad avanzare all’Azienda Servizi Bassa Reggiana, dopo lo sciopero del personale del 12 dicembre scorso che ha portato alla chiusura dei servizi educativi 0-6 anni negli 8 Comuni serviti. Alla base del conflitto c’è il contratto di secondo livello firmato nel luglio 2025, che ha introdotto la parità retributiva per chi svolge la stessa mansione, storica rivendicazione della Cgil.
Tuttavia, secondo il sindacato, gli aumenti sarebbero stati finanziati tagliando diritti acquisiti ad altri lavoratori, generando una frattura interna tra chi ha ottenuto miglioramenti economici e chi invece ha perso tutele. Dopo lo sciopero, l’azienda ha proposto una parziale reintroduzione dei diritti revocati, ma la maggioranza dei lavoratori ha respinto l’offerta.
Il sindacato contesta inoltre i dati economici forniti dalla presidenza dell’Unione, che parla di un aumento del costo del personale superiore all’11% (circa 575mila euro), a fronte però di oltre 881.000 euro già accantonati nel bilancio 2024 per l’adeguamento del contratto collettivo nazionale di categoria.
La Fp Cgil, guidata a livello territoriale da Paolo Consolini, chiede dunque chiarimenti sui costi reali, sui risparmi derivanti dalla riduzione di diritti (come le sospensioni del personale educativo 0-6 e i permessi retribuiti per malattia dei figli sotto i tre anni) e denuncia l’esclusione dal tavolo di trattativa, nonostante sia l’organizzazione più rappresentativa. “Il confronto non ci spaventa. A preoccupare, semmai, è l’assenza di trasparenza. È chiaro che se lo stallo dovesse protrarsi non si escludono ulteriori iniziative di mobilitazione”, chiude Consolini.

