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Vertenza Inalca, i dettagli dell’accordo in Regione

Proroga della Cigs e ricollocazione per 82 lavoratori. Stop ai licenziamenti unilaterali dopo l’incendio di via Due Canali: incentivi all’esodo e percorsi di outplacement per chi sceglie la volontarietà

REGGIO EMILIA – Un punto di svolta nella vertenza Inalca, aperta da un anno dopo l’incendio che ha colpito lo stabilimento di via Due Canali. Nella giornata del 6 febbraio 2026, presso l’Assessorato al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, è stato sottoscritto un accordo tra l’azienda e le rappresentanze sindacali che segna una prima, significativa attestazione nel percorso di gestione della crisi.

L’intesa prevede la proroga di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, fino al 9 agosto 2026, subordinata alla verifica formale del ministero del Lavoro che ha comunque già comunicato la sussistenza dei requisiti per l’accesso allo strumento. Durante il periodo di proroga, dal 10 febbraio al 9 agosto 2026, resteranno in vigore tutti i trattamenti già riconosciuti nei precedenti dodici mesi.

Elemento centrale dell’accordo è l’impegno dell’azienda alla ricollocazione, entro il termine della Cigs, di 82 lavoratori sui 164 attualmente in forza. Di questi, 32 saranno destinati agli stabilimenti di Pegognaga (Mantova) e Piacenza, mentre 50 saranno assorbiti nei siti del comprensorio modenese. I lavoratori manterranno retribuzione, contratto nazionale applicato, inquadramento e anzianità maturata, con piena tutela di tutti gli istituti contrattuali e giuridici. Inoltre, fino al 31 agosto 2027, Inalca si farà carico degli oneri di trasporto secondo le modalità collettive già in essere.

L’accordo disciplina anche la chiusura della procedura di licenziamento collettivo, che avverrà esclusivamente sulla base della non opposizione del lavoratore, secondo il principio della volontarietà. L’azienda, dunque, non potrà procedere a licenziamenti unilaterali senza il consenso degli interessati. Per chi sceglierà l’uscita sono previsti incentivi economici compresi tra 11,60 e 12,89 mensilità nette di retribuzione, oltre a percorsi di outplacement finanziati dall’azienda: mappatura delle competenze e servizi individuali di riqualificazione professionale finalizzati alla ricollocazione in altre aziende con contratto a tempo indeterminato.

“Abbiamo ottenuto un punto di equilibrio in una situazione oggettivamente complicatissima – dichiarano Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil – perché impediamo i licenziamenti unilaterali e disegniamo percorsi all’interno dei quali ogni lavoratore può trovare una prospettiva nella quale collocarsi, pur trattandosi di una procedura di licenziamento e di un accordo difensivo”.

I sindacati invitano alla prudenza nei toni: “Nessun trionfalismo, che sarebbe fuori luogo, ma la consapevolezza di avere ben operato, come dimostra il voto positivo unanime dei lavoratori che lunedì sera hanno riempito la sala dell’assemblea. Fare quello che si dice, semplicemente, paga”.

Nel frattempo, resta aperto il tema della ricollocazione sul territorio reggiano. “Valutiamo positivamente ogni intervento volto a creare nuove opportunità occupazionali per i lavoratori in esubero – concludono le organizzazioni sindacali – sia nelle aziende del settore alimentare con cui stiamo dialogando, sia attraverso l’iniziativa del sindaco di Reggio Emilia per la costituzione di un tavolo provinciale tra sindacati e parti datoriali”.

Un ringraziamento viene rivolto alle istituzioni locali e regionali che hanno accompagnato la vertenza, in particolare all’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia per il ruolo svolto in una trattativa definita “durissima” ma che ora segna un primo, concreto punto di approdo.