Contestate irregolarità in un incarico e rilievi contabili
REGGIO EMILIA – L’Ausl di Reggio Emilia incorre in una serie di rilievi amministrativi che riguardano la gestione dell’attività libero-professionale cosiddetta “intramoenia” (Alpi) e alcuni aspetti contabili. Le contestazioni della Corte dei conti regionale emergono da una relazione del novembre del 2025. Tra i punti principali del documento – di cui la ‘Dire’ ha preso visione – figura in particolare l’inosservanza delle condizioni previste dalle linee guida della Regione e dal regolamento aziendale per lo svolgimento dell’attività libero-professionale intramuraria al di fuori del territorio regionale. Nell’unico caso autorizzato, infatti, mancherebbero i presupposti necessari.
Un altro rilievo riguarda invece il superamento del limite quantitativo previsto per l’Alpi in relazione a una prestazione diagnostica e a una specifica tipologia di intervento (la normativa stabilisce infatti un equilibrio tra attività istituzionale e attività libero-professionale, al fine di garantire priorità al servizio pubblico e contenimento delle liste d’attesa). Proprio sul tema delle attese si concentra poi una ulteriore contestazione: nel 2024 si sarebbe registrato un parziale utilizzo del precedente accantonamento al cosiddetto “Fondo Balduzzi” (che prevede una trattenuta del 5% sull’onorario dei medici che svolgono attività intramoenia destinata a finanziare interventi per la riduzione delle liste d’attesa) accompagnato dal mancato raggiungimento dei target fissati per i tempi di ricovero.
Sul piano contabile viene segnalata un’erronea base di calcolo nella determinazione della percentuale destinata al fondo di perequazione per i medici che – per vincoli normativi o di servizio – non possono pienamente svolgere la libera professione intramoenia oltre a difformità, rispetto alle altre aziende sanitarie regionali, nei criteri di compilazione di una tabella allegata alla nota integrativa di bilancio. Infine, tra le segnalazioni compare anche un caso di possibile corruzione, segnalato dalla stessa Ausl reggiana, su cui la Corte dei conti invita a fornire ulteriori informazioni ed eventuali misure messe in atto al riguardo.
Per quanto riguarda il primo rilievo, si legge nella relazione, l’Ausl di Reggio ha confermato che l’attività specialistica ambulatoriale in regime di libera professione intramoenia viene svolta prioritariamente all’interno delle strutture aziendali e di aver autorizzato “solo in via residuale” lo svolgimento dell’intramoenia in strutture esterne non accreditate, con le quali sono state stipulate convenzioni per l’affitto di spazi ambulatoriali. Dall’elenco fornito, le strutture in cui si è svolta l’Alpi nel 2023 e 2024 sono sei, tutte nell’ambito territoriale dell’Azienda. In relazione alle prestazioni rese avvalendosi di studi professionali privati (cosiddetta Alpi allargata), l’Ausl ha invece precisato che l’autorizzazione è limitata a un solo professionista, uno studio privato non associato collocato in Lombardia con cui è stata sottoscritta una specifica convenzione.
Su questo punto però, oltre alla violazione del regolamento aziendale in materia di libera professione intramuraria adottato dall’Azienda reggiana nel 2018 e delle linee guida regionali (secondo cui, di norma, lo studio dovrebbe essere situato all’interno del territorio di competenza) i magistrati contabili segnalano una serie di criticità tecniche come: l’avvio dell’attività intramuraria prima ancora delle necessarie comunicazioni formali con l’allora Asl Milano 2, convenzioni rinnovate negli anni con durata triennale anziché annuale e il mancato coinvolgimento formale degli organi interni. Per quanto riguarda lo “sbilanciamento” delle prestaazioni erogate in regime di Alpi rispetto a quelle in regime istituzionale, la Corte dei Conti evidenzia che per le “ecografia ginecologica nel 2022 le prestazioni in Alpi hanno rappresentato il 51,64% del totale (5.617 su 10.878) e nel 2023 tale incidenza è ulteriormente aumentata, raggiungendo il 54,46% (6.478 su 11.956).
Egualmente, nei ricoveri, per un intervento (sul dotto tireoglosso) risultano essere stati effettuati nel 2022 ricoveri solo in regime Alpi, con un’incidenza del 100% sul totale dei ricoveri effettuati per tale prestazione. Tuttavia si deve anche rilevare “che negli anni successivi- 2023 e 2024- si è verificato l’opposto poiché tale tipologia di intervento è stata effettuata esclusivamente con ricoveri in regime istituzionale, riportando l’attività entro i limiti previsti”. La situazione, scrivono in sostanza i giudici, va comunque attenzionata.
Infine, il mancato integrale utilizzo nel 2024 dell’accantonamento del “Fondo Balduzzi” del 2023 (per 523.000 euro) “appare sintomatico della difficoltà di utilizzare le risorse disponibili per abbattere i tempi di attesa”. La Corte dei conti invita pertanto l’Ausl “a mettere in atto ogni misura utile allo scopo impiegando integralmente, nell’anno successivo a quello in cui sono accantonate, le risorse del fondo, specie dove permangano divari nei tempi di attesa rispetto ai target di riferimento”.
A conclusione della loro istruttoria i giudici dispongono quindi che “l’Ausl di Reggio Emilia si conformi alle indicazioni contenute nella presente pronuncia trasmettendo le misure conseguentemente adottate o le proprie eventuali osservazioni” e che la Regione Emilia-Romagna “assicuri l’osservanza delle stesse da parte dell’Azienda in virtù dei poteri di vigilanza che esercita su di essa” (fonte Dire).

