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Rapporto Lapam, lavoro instabile e tutele insufficienti: l’allarme della Cgil

Il sindacato: “Nessuno può dormire sonni tranquilli tra precarietà e crisi produttive”

REGGIO EMILIA – “I dati dell’osservatorio Lapam Confartigianato confermano quello che, sul fronte occupazionale, stiamo sostenendo da mesi: nessuno può dormire sonni tranquilli”. Non nasconde la preoccupazione per un futuro economico incerto per la nostra provincia, Luca Chierici della Segreteria confederale Cgil che a fine dicembre ha presentato un report sull’andamento dei bilanci delle imprese reggiane e sulle dinamiche del mercato del lavoro.

“Dall’analisi del nostro Ufficio studi relativa agli anni 2023 – 2024 emergevano forti messaggi di instabilità sul piano occupazionale con un lavoro sempre più precario caratterizzato dal grande ricorso a contratti di somministrazione (9.774 nel 2024) e tempo determinato (56.375 nel 2024) a fronte di 12.741 contratti a tempo indeterminato – pari ad appena l’11,9% del totale proiezioni negative anche sul biennio 25/26. Questa tendenza era in stridente contraddizione con il dato delle imprese reggiane che continuavano a godere di utili importanti che poco venivano redistribuiti alle lavoratrici e ai lavoratori”, scrive la Cgil in una nota.

Pesa in aggiunta la situazione geopolitica internazionale e il nostro tessuto manifatturiero rischia di subire pesantemente l’instabilità politica e l’effetto dei dazi. Da qui, secondo la Cgil, anche la scarsa propensione all’investimento delle nostre aziende a fronte della poca prevedibilità a medio lungo termine offerta dal mercato.

“Settori come quello ceramico, dimostrano di non aver assorbito ancora l’impatto dell’aumento dei costi dell’energia e la difficoltà delle materie prime dovuto allo scoppio della guerra in Ucraina. Più in generale i dati della cassa integrazione del 2025 testimoniano a livello nazionale una richiesta di ammortizzatori sociali importante. In Emilia Romagna l’elaborazione sui dati raccolti dall’Inps – sottolinea Davide Mariotti della Segreteria confederale Cgil con delega agli ammortizzatori sociali – fa registrare un utilizzo complessivo per l’industria nell’anno 2025 di ore 57.154.266 suddiviso in 36.346.750 di cassa integrazione ordinaria e 20.807.516 di quella straordinaria, mentre le ore per i fondi di solidarietà utilizzati prevalentemente dalle aziende artigiane sono state 1.566.968 di cui 1.396.082 ore di Fis e 170.886 altri fondi. In provincia di Reggio Emilia poi le aziende artigiane coinvolte nell’utilizzato dei fondi bilaterali di sostegno al reddito di fonte pattizia (come Fsba) sono state 247, interessando ben 1.651 lavoratori oltre a 790 lavoratori nelle agenzie di somministrazioni della manodopera”.

“Questo scenario testimonia una pesante difficoltà dove l’utilizzo non certo banale degli ammortizzatori sociali da parte delle imprese, anche reggiane, viene aggravato da scenari difficilmente interpretabili con le tradizionali lenti economiche” chiosa la Segreteria della Camera del Lavoro Territoriale. Preoccupa inoltre lo stato di salute del settore artigiano, da sempre significativo e storicamente rilevante sul piano dei volumi a Reggio Emilia.

“Le piccole e medio imprese spesso legate a doppio filo a quelle più grandi, risentono per prime delle flessioni e degli andamenti negativi del mercato con una aggravante: il sistema di ammortizzatori sociali nelle aziende artigiane di natura contrattuale, e legato agli enti bilaterali e ai fondi di integrazione salariale come ad esempio il Fis istituito presso l’Inps, sebbene siano di fondamentale importanza, non garantiscono una durata del sostegno al reddito pari a quello previsto per le aziende industriali, spesso è meno della metà – aggiunge Davide Mariotti – Le lavoratrici e i lavoratori artigiani operano in una condizione di polverizzato “strutturale” che li rende spesso invisibili e con meno tutele di fronte alle crisi e spesso i posti di lavoro persi nelle piccolissime imprese passano inosservati”.

La Cgil reggiana in questo scenario ritiene che si debba agire di concerto di modo da anticipare e governare i processi.

“Va reso strutturale e non episodico il dialogo fra tutti gli attori economici della Provincia, prevedendo un ruolo attivo di Comune e Provincia in stretto rapporto con la Regione, di modo da muoversi tutti nel medesimo senso di marcia: tutela e creazione di buona occupazione, gestione socialmente responsabile delle situazioni di crisi, formazione, monitoraggio delle situazioni di fragilità lavorativa, investimenti in salute e sicurezza, sostegno alle aziende che innovano, fanno ricerca e creano posti di lavoro”, concludono da via Roma.