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Il giudice condanna Rossetto a risarcire i lavoratori

Per la mancata iscrizione al fondo sanitario prevista dal contratto

REGGIO EMILIA – La società Rossetto Trade dovrà risarcire alcuni lavoratori del punto vendita di Casalgrande. Lo ha stabilito nei giorni scorsi il Tribunale del Lavoro di Reggio Emilia, a cui i dipendenti si erano rivolti per ottenere il riconoscimento delle differenze retributive dovute alla mancata iscrizione al “Fondo Est” (Fondo sanitario di categoria) dal marzo 2011 al dicembre 2017. In dettaglio, il contratto nazionale applicato prevede già dal 2008 l’obbligo per i datori di lavoro di iscrivere al fondo i propri dipendenti, versando una parte della loro retribuzione.

Dal 2011 è stata inoltre prevista una “penale” a carico dei datori inadempimenti pari a 16 euro mensili, a titolo di elemento distinto della retribuzione, da corrispondere a ciascun lavoratore per 14 mensilità. Nel caso in questione Rossetto aveva iscritto i propri dipendenti al Fondo solo a partire dal 1 gennaio 2018 e la Filcams Cgil, senza ottenere risultati, aveva a più riprese richiesto il pagamento delle quote di retribuzione per il periodo pregresso. Per questo alcuni lavoratori iscritti alla sigla, assistiti dagli avvocati Luca Incerti e Niccolò Vendemiati, hanno agito presso il tribunale del Lavoro, che ha condannato la società a corrispondere le somme previste.

“Più che nel passato ci troviamo in una situazione dove le aziende negano anche i diritti più scontati e riconosciuti dai contratti nazionali”, sottolinea il segretario della Filcams reggiana, Alessandro Gabbi. E aggiunge: “Purtroppo, in termini generali, sul nostro territorio, riscontriamo con una preoccupante frequenza errori nelle buste paga dei nostri iscritti, con il risultato che se le lavoratrici e i lavoratori non fanno controllare i cedolini paga rischiano di perdere dei soldi tutti i mesi. Viene da chiedersi se si tratti di errori involontari”.

“Nel caso di Rossetto – continua Gabbi – riteniamo ci fossero i presupposti per giungere ad una soluzione che non obbligasse i lavoratori a rivolgersi al giudice, tuttavia l’atteggiamento di chiusura della società nei nostri confronti ci ha costretto ad agire ed è stato giustamente sanzionato”. La Filcams, conclude Gabbi, “firma i contratti nazionali e pretende la giusta applicazione degli stessi sia nelle voci economiche, sia nelle regole di svolgimento del lavoro, cosa che oggi non accade sempre”.