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“Dignità, per me, è poter scegliere quando e come morire”
Veronica Prampolini

La lettera d’addio di Veronica Prampolini, una donna malata di tumore: il grazie agli amici, l’amore per Yousef e l’ultima battaglia per il diritto di scegliere

REGGIO EMILIAPubblichiamo integrale il post di addio di Veronica Prampolini, la Signora del Crostolo che è venuta a mancare oggi all’alba , che è stato postato su Facebook, grazie al marito, sulla sua bacheca retrodatato al 4 gennaio quando è stato scritto. 

Anche se non ci sono più, con l’aiuto di mio marito, vorrei dirvi queste ultime cose. Innanzi tutto grazie per non avermi lasciata sola, per aver sopportato i miei cambi di umore e le mie frecciatine su frasi che in quel momento non ero pronta ad accogliere. Grazie a quelle tre anime che da anni, ogni mattina, mi chiedevano “come stai?” ricevendo in cambio vocali dettagliati sui miei dolori e le mie paure. Grazie a chi mi ha riportata alla realtà, aiutandomi a scacciare paure nate dal panico, e a chi decodificava ogni settimana i valori dei miei esami del sangue. Grazie a chi mi ha camminato accanto, non dietro e non davanti, come per me era importante.

Sono stata spietata, ho usato un linguaggio duro, vi ho visti in difficoltà, con le lacrime agli occhi. Non sopportavo la vostra fragilità e a volte affondavo per sentirmi forte, per non crollare. Vi volevo con me, ma al mio passo. E ci sono riuscita: ho resistito a quattro anni di chemio, alle diarree in macchina, ai capelli lasciati cadere fuori dal finestrino nel percorso Puianello-Reggio, alle domande inutili, a un corpo che cambiava mentre mi dicevate “però ti vedo bene”, a mio padre che nella sua demenza mi chiedeva ogni giorno se stessi migliorando, dimenticando tutto dopo un minuto. Eppure nessuno mi ha lasciata sola.

Il periodo dei bandana colorati è stato magico, un modo per condividere e alleggerirmi. Ho guardato centinaia di volte il video dei momenti belli della mia vita, soprattutto nelle notti infinite e paurose, quando cercavo di scacciare i pensieri peggiori. Poi al mattino ti senti quasi sciocca perché i dolori sono ancora pochi e non è oggi che morirai. Ma i mesi passano, le terapie diminuiscono, le speranze si accorciano e capisci che il corridoio delle cure palliative è lì. Per me dignità non è vergogna o perdita di autonomia: dignità è poter scegliere quando e come morire.

Ho passato notti su Google cercando il modo meno cruento per andarmene, non per me ma per chi sarebbe rimasto. Poi ho scoperto che in Emilia-Romagna è legale il suicidio medicalmente assistito, ma i tempi e la burocrazia sono spesso incompatibili con l’oncologia. Così restano gli hospice, con la sedazione profonda che accompagna alla fine. Informatevi, perché scegliere è fondamentale, e fate in modo che le leggi migliorino. Volevo morire bella, con i capelli, per mio marito, per mio padre e per Yousef. Quando mio figlio mi ha chiesto com’erano i miei capelli prima della chemio e se sarei morta, ho mentito per proteggerlo, come con Babbo Natale. Ho resistito più che ho potuto per arrivare a un’estate in più, a un Natale in più, ma ora ho bisogno di riposare.

Nell’ultimo istante penserò a qualcosa di bello e vi vedrò scorrere davanti a me, rallentando su mia mamma, mio padre, mio marito e il mio adorato Yousef, con la sua risata nelle orecchie. Abbiate cura di voi, non sprecate il tempo, godetevi il mare, la natura, gli animali. Porto con me La Signora del Crostolo e l’Angolo della Gentilezza resterà: curatelo senza stravolgerlo. Sarò lì, tra la vegetazione, a sorridervi. Grazie di tutto il bene che ho ricevuto. Magari ci si vedrà altrove.