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Campagnola, maltratta la compagna e la lega al termosifone

Un 34enne marocchino è stato arrestato per maltrattamenti contro familiari e conviventi, induzione all’uso di droghe e lesioni personali

CAMPAGNOLA (Reggio Emilia) – Maltratta la compagna, arrivando perfino a legarla al termosifone con un cavo elettrico: un 34enne marocchino è stato arrestato, sabato scorso, per maltrattamenti contro familiari e conviventi, induzione all’uso di sostanze stupefacenti e lesioni personali.

Dalle indagini è emerso che l’uomo, tutti i giorni, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, offendeva la donna, costringendola a fumare crack, la colpiva con schiaffi e pugni alla testa e calci, le infilava le dita negli occhi e la afferrava violentemente ai polsi, sputandole in faccia, minacciandola, anche con l’uso di oggetti atti ad offendere: cutter, cacciaviti e forbici.

Le diceva “ti ammazzo” e che avrebbe fatto del male ai suoi figli. La controllava assiduamente per impedirle relazioni con altre persone, cancellando i contatti dal cellulare di lei e la costringeva a parlare in vivavoce con la madre per poter sentire la conversazione. Si lasciava poi andare ad eccessi di ira improvvisa in cui rompeva qualsiasi oggetto si trovava davanti: tv, lampadari, cellulare.

La chiudeva spesso in casa, a chiave, nella camera da letto, facendola uscire solo per cucinare, pulire e andare in bagno, facendole mangiare solo avanzi di cibo da un piatto sul pavimento dicendole: “Mangia cane”. In un’occasione l’afferrava per la gola dicendole: “Io sono il tuo padrone, voi donne dovete ubbidire”. La costringeva ad avere rapporti sessuali e la picchiava se provava a ribellarsi. In un’occasione, l’avrebbe indotta a consumare crack, facendole credere di fumare una sostanza simile al narghilè, per poi dirle la verità solo dopo una settimana, nel corso della quale continuava a fargliela assumere con le stesse modalità.

In un’altra occasione, dopo che la donna gli aveva chiesto di andare via, l’aveva colpita prima con un violento schiaffo al volto, poi con un pugno in bocca che le aveva fatto cadere un dente e un altro in testa che l’aveva fatta svenire. L’aveva poi fatta salire in auto e, durante il tragitto, aveva tentato più volte di buttarla fuori dal veicolo.