Interventi
“Vicenda Inalca, un accordo tardivo che non cancella un anno di rischi per la salute”
Il Comitato amianto zero: “La bonifica annunciata dal Comune arriva dopo mesi di esposizione evitabile all’amianto e lascia irrisolte responsabilità, trasparenza e tutela della salute pubblica”
REGGIO EMILIA – Il sindaco Marco Massari annuncia il raggiungimento di un accordo per “completare” le bonifiche dell’area Inalca, ma il contenuto del comunicato solleva più domande di quante ne risolva e finisce per confermare quanto il Comitato Amianto Zero denuncia da mesi, ovvero che i cittadini di Reggio Emilia sono stati esposti per quasi un anno a un rischio sanitario evitabile. Parlare oggi di “completamento” implica che i tre interventi già effettuati da Iren e Acr Reggiani tra febbraio e giugno 2025 non siano stati sufficienti, altrimenti non si comprenderebbe la necessità di nuove operazioni, e questo apre interrogativi seri sull’efficacia delle bonifiche precedenti e sulle valutazioni compiute all’epoca.
L’accordo arriva quasi un anno dopo l’incendio dell’11 febbraio 2025 e in tutto questo tempo molte famiglie hanno vissuto accanto a un’area contaminata da amianto senza avere risposte chiare sul proprio stato di salute. Non risulta che siano stati resi pubblici dati completi su un monitoraggio sanitario della popolazione esposta né che siano stati comunicati in modo sistematico i risultati di campionamenti dell’aria, e i cittadini hanno il diritto di sapere a quali rischi sono stati sottoposti mentre Comune e aziende discutevano su chi dovesse sostenere i costi degli interventi.
Definire “rapido” un accordo annunciato a gennaio 2026, a fronte di un incendio avvenuto a febbraio 2025, appare inoltre poco credibile, soprattutto considerando i mesi di rimpalli di responsabilità tra Inalca, assicurazioni, conduttori e proprietari, e il mancato utilizzo da parte del Comune dei poteri sostitutivi previsti dalla legge in caso di pericolo grave e imminente, poteri che avrebbero consentito un intervento diretto immediato con successiva rivalsa sui responsabili.
Nel comunicato si definisce l’area Inalca “strategica”, ma non viene chiarito per chi lo sia davvero, perché non viene indicata alcuna destinazione urbanistica futura né vengono specificate le garanzie economiche necessarie a evitare nuovi abbandoni, lasciando aperto il dubbio che il termine “strategica” si riferisca più a potenziali operazioni speculative che alla sicurezza dei cittadini. Colpiscono inoltre i ringraziamenti rivolti a Inalca, Sirio, Fin4Coop e Sarda Leasing per il presunto senso di responsabilità dimostrato, quando si parla di soggetti che hanno gestito un impianto con coperture in amianto senza adeguata manutenzione e che hanno lasciato il sito in stato di abbandono dopo l’incendio, una condotta che non può essere definita responsabile ma al più come una tardiva riduzione del danno.
Ancora più grave è il fatto che l’accordo venga presentato come non implicante la definizione delle responsabilità sull’incendio, il che significa che le aziende contribuiscono alla bonifica senza ammettere colpe e negoziando tempi e modalità, mentre i cittadini hanno subito per mesi l’esposizione al rischio, con il risultato che non vi è alcuna assunzione di responsabilità chiara. Questo accordo certifica quindi un fallimento su più livelli, un fallimento della prevenzione per l’assenza di controlli efficaci prima dell’incendio, un fallimento nella gestione dell’emergenza caratterizzata da risposte frammentate e ordinanze contraddittorie, un fallimento nella bonifica stessa visto che sono stati necessari quattro interventi per affrontare lo stesso problema e, soprattutto, un fallimento nella tutela della salute pubblica, perché famiglie intere sono rimaste esposte per quasi un anno mentre istituzioni e aziende negoziavano.
Come Comitato Amianto Zero chiediamo trasparenza totale sugli atti e sui dati ambientali e sanitari, un monitoraggio sanitario serio della popolazione esposta con screening e un piano di sorveglianza epidemiologica, il recupero dei costi già sostenuti dal Comune, la definizione di un piano urbanistico chiaro che stabilisca la destinazione futura dell’area con vincoli di sicurezza stringenti e una spiegazione pubblica sul perché i poteri sostitutivi non siano stati utilizzati in tempi utili. Per i cittadini e per i lavoratori che oggi rischiano il licenziamento questa non è una vittoria, ma solo la conclusione di un incubo che non doveva mai iniziare, perché un’amministrazione responsabile avrebbe prevenuto il rischio, sarebbe intervenuta con tempestività, avrebbe bonificato in giorni e non in mesi e avrebbe messo la salute pubblica al di sopra degli interessi privati. Invece ciò che resta sono ritardi, scaricabarile, frammentazione e opacità, e questo accordo non chiude affatto la vicenda Inalca ma ne certifica, ancora una volta, il fallimento istituzionale.
Comitato Amianto Zero – Reggio Emilia
ReggioEmiliaRipuliamoci

