Domenica, al bocciodromo di Castelnovo di Sotto, un evento per il “no”. Tarquini per il “sì”: “Una riforma moderna”
REGGIO EMILIA – A Reggio Emilia si infiamma la campagna referendaria sulla riforma della giustizia, in vista del voto del 22 e 23 marzo. A sostegno delle ragioni del “no” si mobililta il Partito democratico provinciale, con un’iniziativa prevista il prossimo 25 gennaio al Bocciodromo di Castelnovo di Sotto. L’obiettivo del comitato locale che si costituirà in quella giornata è “costruire una partecipazione che sia la più ampia e consapevole possibile, partendo dai territori”. Tra i relatori, tra gli altri, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando. A seguire un pranzo di autofinanziamento (su prenotazione al prezzo di 30 euro).
Il Pd, parte attiva del comitato provinciale per il No, ribadisce che la riforma “non interviene sui problemi reali e quotidiani della giustizia che affliggono i cittadini, come i tempi dei processi, la carenza di organico, l’organizzazione e l’efficienza dei servizi”. Al contrario, secondo i dem, “il testo modifica la Costituzione con un’impostazione pericolosa che rischia di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, scardinando i necessari contrappesi democratici e aprendo la strada a una visione della giustizia potenzialmente piegata alla convenienza politica del Governo di turno”.
Non la pensa così Giovanni Tarquini, avvocato e consigliere civico in sala del Tricolore, che spiega: “Si tratta di distinguere nettamente i due ruoli e le due carriere dei magistrati, vale a dire chi accusa e chi giudica, e di liberare i loro organi di autogoverno, due distinti Csm, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, dagli effetti noti e desolanti dovuti alle degenerazioni delle correnti politiche esplosi con lo scandalo Palamara”.
Non più dunque “una magistratura unitaria così come disegnata nel regio decreto proposto dal ministro Grandi risalente al 1941, secondo la visione accentratrice e punitiva di quel periodo storico, ma l’approdo finale di un percorso riformista e garantista che parte dal Codice Vassalli (che nel 1989 introdusse il rito accusatorio al posto di quello inquisitorio) e passa (nel 1999) dalla importantissima riforma costituzionale, voluta da tutte le forze politiche, con l’introduzione delle regole del giusto processo (articolo 111 della Costituzione)”, spiega Tarquini.
Più semplicemente, “accusare e giudicare sono due cose ben distinte e chi accusa deve essere posto sullo stesso piano di chi difende. Entrambi devono essere equidistanti da chi giudica, unico soggetto terzo e imparziale”, chiude il legale reggiano.

