Corsa contro il tempo dei sindacati per salvare i dipendenti. Flai, Fai e Uila: “Gli esuberi sono uno schiaffo sociale”
REGGIO EMILIA – Un fulmine a ciel sereno per i 164 lavoratori Inalca di Reggio Emilia. A quasi un anno dall’incendio che l’11 febbraio del 2025 ha distrutto lo stabilimento di via Due Canali in cui lavoravano, l’azienda ha annunciato pochi giorni fa che saranno licenziati “per la quasi totalità”, nell’ambito di un piano di esuberi strutturali che scatterà il prossimo 10 febbraio, al termine della cassa integrazione.
Ad annunciarlo i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil che venerdì parteciperanno al tavolo di crisi convocato in Regione. Le organizzazioni puntano in primo luogo ad una proroga di sei mesi dell’ammortizzatore sociale sfruttando un decreto legge del 2025 già applicato nella crisi della Perla. Con il tempo eventualmente guadagnato, i sindacati lavoreranno quindi al riassorbimento di “una parte significativa” dei dipendenti in altre aziende del Gruppo Cremonini e sulle condizioni da applicare a chi accetterà il licenziamento (buonuscita e formazione a carico di Inalca per ricollocarsi).
I sindacati: “Gli esuberi sono uno schiaffo sociale”
Uno “schiaffo sociale” che apre uno scenario “drammatico” per i lavoratori dell’ex sito Inalca di Reggio Emilia, distrutto nell’incendio dell’11 febbraio dell’anno scorso. Così i sindacati di categoria – Flai-Cgil (regionale e provinciale), Fai-Cisl e Uila-Uil (con i loro rappresentanti territoriali) – definiscono l’annuncio piovuto l’8 gennaio scorso in un incontro in Confindustria Modena sulle teste dei dipendenti, quando l’azienda ha annunciato gli esuberi “della quasi totalità della forza lavoro”, pari a 164 persone.
Di fatto una serie di licenziamenti collettivi che scatteranno il prossimo 10 febbraio, all’esaurimento della cassa integrazione per cessata attività di cui la realtà del gruppo Cremonini ha beneficiato in questi mesi. A suscitare “stupore e rabbia” nel segretario della Flai regionale Valerio Bondi, affiancato oggi dal suo omologo provinciale Salvatore Coda e dai colleghi della Uila (il segretario di Modena e Reggio Ennio Rovatti e Monica Ruggieri) e della Fai , (il segretario territoriale Daniele Donnarumma e il funzionario Roberto Pinotti), è soprattutto il fatto che “fin da poche ore dopo il rogo dello stabilimento di via due Canali – spiega Bondi – il confronto con l’azienda è stato costante e non è mai emerso un tema di esuberi”.
Al punto che, continuano i sindacalisti, “il 29 luglio del 2025 abbiamo firmato un verbale di accordo per definire le condizioni della ‘continuità produttiva’ e il ricollocamento dei lavoratori in altri stabilimenti del Gruppo”. Il primo segnale che qualcosa era cambiato è arrivato lo scorso 5 dicembre quando “pur senza quantificarli l’azienda ha parlato di esuberi”, fino alla decisione “unilaterale” comunicata nei giorni scorsi.

Flai, Fai e Uila, che lunedì hanno incontrato i lavoratori in un’assemblea definita “molto tesa”, riportano che alla base della scelta di Inalca, secondo quanto comunicato loro, ci sarebbero le mutate condizioni di mercato che hanno visto da un lato Coop Alleanza 3.0 (l’unico cliente di Inalca) trasferire su altri soggetti il 40% delle commesse della carne e, dall’altro, un generale calo della domanda di questo prodotto. Di fronte al nuovo scenario, i sindacati si sono attivati chiedendo innanzitutto la convocazione del tavolo di crisi in Regione, che si svolgerà alle 15 di venerdì (Coop ufficialmente non è invitata).
Le organizzazioni valuteranno per prima cosa la possibilità di applicare il decreto legge 92 del 2025 che consentierebbe di “allungare” la cassa integrazione di sei mesi, cioè fino ad agosto. In secondo luogo proveranno a riprendere con l’azienda il filo dei ricollocamenti dei lavoratori in altri siti, posto che una parte minoritaria degli operai ha continuato a lavorare sobbarcandosi trasferte (a carico dell’azienda e con indennità specifica, ndr) a Modena, Mantova e Piacenza. Su questo aspetto non si fanno numeri ma, come dice il decreto stesso, si punta a ricollocare una “parte significativa” degli operai. Tra le ipotesi c’è anche quella di vagliare “filiere coerenti” di altre aziende, in cui i lavoratori in esubero potrebbero essere trasferiti. Infine, per coloro che accetteranno il licenziamento, Flai-Fai-Uila pensano a incentivi economici e corsi di formazione a carico di Inalca (misure cosiddette di “outplacement”).
Se nessuno dei tentativi esperiti andrà a buon fine, infine, le sigle si mobiliteranno contro i licenziamenti “con tutti gli strumenti a disposizione”. Per quanto riguarda la ricollocazione dei lavoratori, inoltre, Flai, Fai e Uila chiariscono che non accetteranno soluzioni “al ribasso” come l’ingresso dei lavoratori nel ramo della ristorazione del Gruppo Cremonini (ad esempio in Chef express), dove “è applicato un contratto diverso con retribuzioni peggiori e orari di lavoro part time”. Da ultimo, “considerato che Inalca è nata e prosperata tra Reggio Emilia e Modena- chiudono i sindacalisti- riteniamo che ci sia un tema di storicità aziendale, di radici col territorio, e di una responsabilità sociale che è venuta meno. Senza contare le situazioni individuali di quei (pochi) lavoratori che, avendo avuto rassicurazioni sulla tutela del loro posto di lavoro, si sono trasferiti con la famiglia in altre città”.

