L’assessora Mahmoud: “Non danneggerebbe l’azienda israeliana, ma solo il nostro welfare”
REGGIO EMILIA – No al “boicottaggio” dei prodotti della multinazionale israeliana Teva nelle Farmacie di Reggio Emilia. Lo ha deciso il Consiglio comunale respingendo una mozione di Coalizione civica che chiedeva di sospendere i rapporti commerciali con l’azienda fino alla conclusione del conflitto in Medio Oriente. La votazione ha avuto il seguente esito: 2 favorevoli (Coalizione Civica), 25 contrari (Pd, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5S, Lista Massari, Lista Tarquini, Lega – Salvini Premier) e 1 astenuto (Europa Verde – Possibile). La mozione, presentata dal consigliere Dario De Lucia, tirava in ballo diversi Comuni italiani che hanno adottato provvedimenti in questa direzione, tra cui quello di Sesto Fiorentino, incalzando l’amministrazione reggiana a imitarli.
Sul punto è però intervenuta l’assessora Marwa Mahmoud, precisando come “a Sesto Fiorentino le farmacie comunali non hanno affatto sospeso la vendita dei prodotti di Teva e nemmeno potrebbero farlo”. Infatti, ricorda Mahmoud, “dietro prescrizione medica e su precisa richiesta di un paziente il farmacista opera secondo scienza e coscienza ed in base al codice deontologico professionale. Quindi non può rifiutarsi deliberatamente di dispensare un farmaco, se prescritto, disponibile e richiesto”.
Le farmacie del Comune toscano, in realtà “hanno preso una decisione ben diversa, quella di sospendere gli acquisti diretti nei confronti di Teva rifornendosi dei prodotti di quest’azienda con acquisti indiretti, tramite una distribuzione all’ingrosso e cioè un magazzino”. Questo, continua Mahmoud, “ha comportato due conseguenze: i prodotti di Teva nelle loro farmacie sono più difficilmente reperibili, non immediatamente disponibili e soprattutto sono diventati meno convenienti per l’azienda che li acquista dal grossista a prezzi più alti e quindi con meno utili per il bilancio del Comune”.
Insomma, ribadisce l’assessora, “la vendita dei prodotti di Teva a Sesto Fiorentino, non è per nulla sospesa, ma è stata solo resa più costosa e difficoltosa”. Nel suo intervento l’esponente della giunta spiega poi perché le farmacie comunali di Reggio, riunite nell’azienda speciale Fcr, non potrebbero adottare la stessa strategia. Infatti “Fcr ha il magazzino di commercio all’ingrosso in proprietà che è gestito internamente e direttamente. Quindi Fcr non risucirebbe a stoppare gli acquisti diretti da Teva e a rifornirsi tramite un altro magazzino, perché nessun altro nostro concorrente sarebbe disponibile a fornirci un’unica fornitura di un unico marchio, perché il commercio all’ingrosso vive di grandi numeri”.
Ma se anche fosse possibile tecnicamente, ribadisce l’assessora, “imprenditorialmente sarebbe un ‘suicidio’ perché il magazzino ha come clienti non solo le farmacie comunali, ma anche la grande distribuzione e quelle private che quindi si rivolgerebbero ad altri magazzini e non solo per i prodotti di Teva ma anche per altre forniture, e Fcr perderebbe quindi importanti clienti”. Di fatto, sottolinea ancora Mahmoud “non ci sarebbe nessun danno diretto a Teva, ma un grosso danno al bilancio del Comune e probabilmente per molti anni”. Il tutto con un impatto importante anche sul welfare locale, che attinge dalle farmacie circa 9 milioni ogni anno.
Conclude quindi Mahmoud: “Boicottando Teva andremmo anche a danneggiare chi acquista dei prodotti essenziali e magari proprio chi ha meno possibilità di scelta. Ma la nostra priorità deve essere la salute pubblica”.
Accanto alla mozione dei civici che è stata respinta (con due voti favorevoli dei proponenti 25 contrari e un astenuto di Possibilie )” è stato proposto e approvato un ordine del giorno di Pd e Possibile, primo firmatario Alessandro Miglioli, che impegna il Comune a realizzare “una campagna informativa composta di vetrofanie e flyer, da esporre nelle farmacie comunali, e da proporre alle farmacie private, volta a favorire un consumo più consapevole ed offrire alternative ai prodotti delle aziende che potrebbero essere considerate coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani”. Di modo che “i cittadini possano consapevolmente operare scelte etiche con i propri acquisti”.

