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Seta sotto la lente della Corte dei Conti, i sindacati incalzano i Comuni

Cgil e Cisl: “La governance va riportata nelle mani dei soci pubblici: in gioco trasparenza, lavoro e qualità del servizio”

REGGIO EMILIA – La deliberazione della Corte dei Conti del 18 dicembre scorso su Seta riaccende con forza il confronto sul governo del trasporto pubblico locale. I giudici contabili hanno richiamato Comuni e Province alle proprie responsabilità, sottolineando l’obbligo dei soci pubblici di esercitare un controllo effettivo su un servizio essenziale. Un pronunciamento che trova piena convergenza nelle reazioni di Cisl e Cgil.

Per la Cisl Emilia Centrale, il messaggio della magistratura contabile è inequivocabile. “La magistratura contabile ha parlato in modo clamoroso. Ora non ci sono più alibi, né zone grigie. I Comuni soci di Seta (Modena, Reggio Emilia, Piacenza) posseggono la maggioranza e hanno l’obbligo di riprendere il controllo effettivo sulla società. Chi dovesse continuare a ignorare questo obbligo, si assumerebbe una responsabilità grave, anche sul piano erariale”, afferma la segretaria generale Rosamaria Papaleo.

Secondo la Cisl, la deliberazione della Corte dei Conti “conferma ciò che il nostro sindacato sta sostenendo da più di un anno. Il trasporto pubblico locale è un servizio pubblico essenziale, Seta deve poter operare in condizioni migliori, con un governo trasparente, rispettoso delle norme, attento ai bisogni dei territori e dei suoi lavoratori”.

Particolare attenzione viene rivolta al ruolo del Comune di Reggio Emilia. “Dopo la presa di posizione della Corte dei Conti questa irrilevanza dei soci pubblici deve finire. Modena ha reagito da tempo, parlando con gli atti amministrativi. Ci aspettiamo che ora anche Reggio scenda in campo con la stessa decisione”, sottolinea Papaleo, ricordando come “per mesi abbiamo illustrato all’amministrazione i rischi che erano sul tavolo e ora sono i giudici a farlo”.

Da qui la richiesta di un confronto pubblico: “Sarebbe un grande gesto di trasparenza se al futuro del Tpl e di Seta, il Comune volesse dedicare un focus con tutta la città e le parti sociali. Lo strumento che preferiamo? Sempre quello: un consiglio comunale dedicato e straordinario”.

La Cisl punta inoltre il dito sulle difficoltà di accesso alle informazioni: “È stato scandaloso assistere al sistematico rifiuto di fornire informazioni ai soci pubblici. All’inizio dell’anno i sindaci si sono visti negare per alcuni giorni la visione del piano di rilancio”.

Quanto all’ipotesi della società unica regionale, il sindacato chiarisce la propria posizione: “Un conto è immaginare un progetto condiviso, costruito su un dialogo alla pari tra soci pubblici. Un altro è vedere Seta ridotta a satellite di Tper, che ha il suo cervello a Bologna”. E avverte: “Non seguire la strada indicata dai giudici rischierebbe di replicare su larga scala ciò che abbiamo patito fino ad ora, con una irritante indifferenza alle condizioni di lavoro estreme degli autisti, alle richieste di investire sul personale, alle istanze dei soci e del sindacato”.

Sulla stessa linea anche la Cgil di Reggio Emilia, che definisce il parere dei giudici contabili come una conferma di una situazione nota da tempo. “Il parere della Corte dei Conti, espresso in risposta ai quesiti del Comune di Cavezzo (MO), mette nero su bianco una verità che da tempo è sotto gli occhi di tutti: i soggetti pubblici soci di Seta non stanno esercitando fino in fondo il proprio ruolo di governance su un’azienda che gestisce un servizio essenziale per la vita quotidiana di migliaia di cittadine e cittadini”.

“La gestione del trasporto pubblico locale non può essere assimilata a quella di una normale azienda privata – scrive il sindacato –. Parliamo di un elemento strategico per la mobilità, per il diritto allo studio, per il lavoro e per la coesione sociale del territorio. Affidarlo ad una gestione che non risponde realmente ai soci pubblici significa svuotare di senso la proprietà pubblica”.

La Cgil richiama inoltre le criticità che da anni accompagnano la vicenda Seta: “Da anni, attorno a Seta, si trascinano problemi di trasparenza, scelte poco comprensibili e risposte evasive. Criticità che solo in parte sono state affrontate con i recenti accordi sindacali regionali, ma che continuano a pesare sulla qualità del servizio e sulle condizioni di lavoro”. E aggiunge: “Nel frattempo, mentre utenti e lavoratori fanno i conti con disservizi e difficoltà, i livelli decisionali restano lontani dai territori”.

Anche i Comuni soci, compreso il capoluogo, secondo la Cgil “si sono spesso scontrati con un muro di ambiguità nelle interlocuzioni con l’azienda”, una situazione che ha complicato ulteriormente la ricerca di soluzioni condivise e che alimenta le incertezze legate alla futura azienda unica regionale.

La conclusione è netta: “Il pronunciamento della Corte dei Conti non può restare lettera morta. È il momento che i soggetti pubblici smettano di limitarsi ad un ruolo consultivo e tornino ad essere proprietà, esercitando un controllo vero e un indirizzo politico chiaro sulle scelte di Seta”. Perché, conclude la Cgil, “serve un cambio di passo netto, una svolta di responsabilità che rimetta al centro l’interesse pubblico e dia finalmente voce a chi il servizio lo garantisce ogni giorno: le lavoratrici e i lavoratori”.