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Polo della Moda, la Cgil difende il sindaco
Cristian Sesena, segretario provinciale della Cgil

Il segretario Sesena: “Per Max Mara non era più profittevole investire. Massari ha ascoltato come altri”

REGGIO EMILIA – “Un capitano di industria, non dovremmo essere noi a dirlo, non rinuncia ad un investimento per una questione di risentimento o con finalità ritorsive. Lo fa nel momento in cui, legittimamente, valuta non sia più profittevole investire”.

Lo sottolinea Cristian Sesena, segretario della Cgil di Reggio Emilia, intervenendo in difesa del sindaco Marco Massari in replica a Confidustria. La presidente degli industriali reggiani Roberta Anceschi, nell’incontro di fine anno dell’associazione andato in scena venerdì sera , ha infatti evocato “l’affaire” del polo della moda ritirato da Max Mara, parlando di distanza “al massimo storico” dei suoi associati con l’amministrazione.

Sesena prosegue ricordando che “dal dopoguerra ad oggi tutti i primi cittadini reggiani hanno dato udienza e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori in sciopero: in alcuni casi hanno giocato un ruolo pro-attivo nella soluzione delle vertenze in altri no, limitandosi, come in questo caso all’ascolto”. Insomma “non vorremmo che il mantra della presidente Meloni, ‘non disturbare chi produce’, venga tradotto troppo letteralmente e disinvoltamente sul piano locale”, ribadisce il numero uno della Camera del lavoro reggiana.

Con l’occasione il segretario prende posizione anche sulla proposta, lanciata sempre da Anceschi, di “una governance innovativa e partecipata basata sulla collaborazione con istituzioni, Comuni e mondo produttivo, un nuovo patto che unisca istituzioni, imprese e comunità”. Un disegno su cui “siamo d’accordo”, dice la Cgil. Ricordando tuttavia che “per anni, assieme alle altre organizzazioni sindacali ci abbiamo creduto e provato, non incontrando però quasi mai l’interesse del mondo imprenditoriale, abbastanza evanescente sullo sviluppo sociale della città”.

Però “visto che siamo alla fase delle premesse mettiamo sul tavolo le nostre”, dice il segretario generale Sesena. Secondo cui “il lavoro non può essere solo conseguenza naturale della crescita del nostro tessuto produttivo. Dobbiamo portare qualità e non solo quantità”. In dettaglio “dobbiamo offrire salari adeguati, estendere la contrattazione di secondo livello, ridistribuire di più la ricchezza a chi quella ricchezza concorre a produrre con il suo sforzo quotidiano”.

In pratica, conclude Sesena, “le transizioni si governano assieme: la formazione è leva strategica per evitare la perdita di posti di lavoro e la cultura della salute e sicurezza deve appunto diventare ‘cultura’ condivisa da tutti”. In tal senso “bisogna quindi parlare di investimento e non di spesa”.