Cronaca
|Maxi discarica “abusiva”, fra gli indagati c’è Claudio Bacchi
Insieme al noto imprenditore della Bassa ci sono altre 8 persone coinvolte nella vicenda della Dugara Spa di Brescello: ecco chi sono
BRESCELLO (Reggio Emilia) – Fra gli indagati nella vicenda del presunto inquinamento ambientale, che si sarebbe verificato a Brescello, nella zona del polo logistico Dugara (della Dugara Spa che ha assorbito per fusione la Bacchi Spa), situata in via Peppone e don Camillo, a Brescello, spunta un nome eccellente, ovvero quello di Claudio Bacchi.
Bacchi, 62 anni, uno degli imprenditori più conosciuti della zona, a capo della Bacchi Spa, azienda di Boretto specializzata in lavori ed escavazioni fluviali, è il socio di maggioranza della Dugara Spa, l’azienda che, secondo le accuse degli inquirenti, avrebbe gestito una maxi-discarica abusiva, con oltre 900.000 tonnellate di scorie di acciaieria non trattate e che è al centro dell’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone, tra imprenditori, professionisti e cinque funzionari pubblici. Questo, secondo gli investigatori, avrebbe provocato una grave compromissione delle acque sotterranee, con superamenti dei limiti di ferro e arsenico.
Le accuse, per lui, da quanto emerge dal decreto di perqusizione firmato dal pubblico ministero Giulia Galfano, sono quelle “di aver realizzato e gestito una discarica non autorizzata”. Ne dovrà rispondere in concorso con Franca Soncini, 82 anni, amministratrice unica della Dugara Spa, madre di Bacchi e Fabrizio Bo, 66 anni, professionista incaricato dalla Dugara Spa di redigere gli atti da presentare al Comune di Brescello e relative relazioni tecniche asseverate.

Claudio Bacchi e Franca Soncini rispondono anche, in concorso con altri, di inquinamento ambientale. Gli altri indagati, per questo reato, sono Roberto Spaggiari, professionista incaricato dalla Dugara Spa di predisporre piani di monitoraggio delle acque sotterranee e relazioni tecniche, anche legate alla determinazione dei valori di fondo di ferro e arsenico nelle acque sotterranee.
Oltre a lui rispondono dello stesso reato i tecnici di Arpae Claudio Marcos Gianolio Lopez, Giuseppe Ghizzoni, Michele Frascari, Tommaso Mazza e Annamaria Carpi che erano incaricati di effettuare i controlli e redigere i rapporti conclusivi del controllo programmato.
I tecnici di Arpae sono anche accusati di falso ideologico per “aver redatto rapporti di controllo falsati, attribuendo i superamenti dei limiti di inquinamento a caratteristiche naturali del terreno anziché alle attività di smaltimento”.
La perquisizione ordinata dal pm è avvenuta negli uffici degli indagati e, anche a livello personale, sui dispositivi informatici da loro utilizzati. Sono state anche perquisite la sede della Dugara Spa e della Bacchi Spa, lo studio professionale del geometra Roberto Spaggiari e lo studio professionale dell’architetto Fabrizio Bo. I dispositivi informatici sono stati sequestrati.
La “Dugara spa” aveva ottenuto nel 2003 l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto di recupero di scorie di acciaieria per la formazione di rilevati e sottofondi stradali, funzionale ad urbanizzare un’area della stessa azienda. Un terreno su cui – come emerge dal decreto del pm – sarebbe poi sorto un “polo logistico intermodale” a cui però il Comune di Brescello si è sempre opposto. Al posto dell’infrastruttura però, Bacchi insieme alla madre 82enne, avrebbe dato vita e mantenuto negli anni un deposito di scorie “non trattate” e “di fusione”.
Il tutto senza “completarne il ciclo di recupero” e non realizzando le opere di urbanizzazione che lo avrebbero permesso. Nel 2011 l’impresa di Bacchi era stata colpita da un interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Reggio che aveva di conseguenza bloccato il cantiere per la costruzione del terzo stralcio della tangenziale di Novellara. L’interdittiva era poi stata revocata nel 2016.
Arpae: “Piena collaborazione con l’autorità giudiziaria”
Sulla vicenda interviene anche l’Arpae che scrive: “In relazione all’indagine nell’area del progetto del polo logistico Dugara nel comune di Brescello (RE), che vede coinvolti anche alcuni tecnici di Arpae, l’Agenzia manifesta come sempre la piena disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria, sul cui operato ripone la massima fiducia. Arpae auspica che l’iter giudiziario possa accertare il corretto operato del proprio personale, che ha ricondotto i superamenti dei valori di metalli riscontrati a valori di fondo naturale, come riportato nei documenti tecnici redatti in proposito. Si tratta quindi di aspetti tecnici su cui peraltro le strutture dell’Agenzia hanno già da tempo disposto di proseguire i monitoraggi dell’area, in un’ottica di prevenzione ambientale”.


