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Imprese, profitti in crescita: ma lavoro più povero

Due ricerche della Cgil sui bilanci di 15mila imprese e sull’occupazione: utili concentrati e salari, stabilità e qualità del lavoro in calo

REGGIO EMILIA – I profitti avanzano e il lavoro arretra. E’ questa, in estrema sintesi, la conclusione di una poderosa analisi svolta dalla Cgil di Reggio Emilia, composta in realtà da due distinte ricerche, che sono state presentate oggi dalla curatrice Florencia Sember all’assemblea generale del sindacato di via Roma.

In particolare, sono stati passati al vaglio da un lato i bilanci di 15.000 aziende iscritte alla Camera di commercio e, dall’altro, le dinamiche dell’occupazione del territorio. E’ emerso così che gli utili macinati dalle imprese anche negli ultimi tempi di turbolenza, non sono stati reinvestiti per migliorare il mercato del lavoro provinciale in termini, ad esempio, di aumento dei salari o di creazione di contratti più stabili e duraturi.

In dettaglio, nell’ultimo triennio, le realtà imprenditoriali della provincia hanno accumulato utili per quasi 9,7 miliardi. Ma per quanto riguarda la ripartizione di questa ricchezza (il cosiddetto “valore aggiunto”), si nota che la quota destinata alla remunerazione del costo del personale è diminuita di quasi 5 punti percentuali, mentre quella destinata ai profitti aziendali è aumentata di circa 13 punti.

Le diseguaglianze riguardano poi lo stesso mondo dell’industria, con 50 aziende – sulle 15.000 esaminate – in cui si è concentrato nel 2024 più del 43% del fatturato totale e oltre la metà del valore aggiunto, mentre le prime 10 aziende (tra cui il gruppo Max Mara) rappresentano più di un terzo del valore aggiunto della provincia. Dal punto di vista dell’occupazione, invece, i dati salienti sono due. Il primo riguarda l’aumento degli inattivi (coloro troppo scoraggiati anche per cercarlo un lavoro) che passano dal 26,1% nel 2023 al 28,8% nel 2024 (con un tasso di inattività femminile che raggiunge il picco del 35%).

Il secondo elemento afferisce invece alla “qualità” dei contratti che, oltre a scontare divari di genere e nazionalità, sono in maggioranza precari. Quelli stabili a tempo indeterminato sono meno del 15% per tutte le tipologie di lavoratori. Insomma, “siamo davanti ad una fotografia della nostra realtà provinciale tutt’altro che rassicurante. Il lavoro si impoverisce e si precarizza, mentre le aziende continuano ad arricchirsi senza redistribuire adeguatamente parte dei più propri utili ai lavoratori”, sottolinea il segretario della Cgil di Reggio Emilia Cristian Sesena. “La nostra contrattazione aziendale produce effetti importanti ma non sufficienti a riequilibrare le diseguaglianze che, anche nel nostro territorio, invece di ridursi si acuiscono”, aggiunge Sesena (Fonte Dire).