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Il patto incrinato: la frattura tra Confindustria e il Comune scuote Reggio Emilia

Lo scontro tra Roberta Anceschi e il sindaco Massari sul caso Max Mara segna un punto di rottura senza precedenti nei rapporti tra mondo industriale e amministrazione

REGGIO EMILIAIeri sera, durante l’incontro di fine anno di Confindustria, è accaduta una cosa mai vista nella nostra provincia. Un presidente, Roberta Anceschi, che attacca frontalmente il sindaco della città di Reggio Emilia , Marco Massari, dicendogli che “la distanza tra il mondo dell’industria e l’amministrazione reggiana ha toccato il suo massimo storico”. E questo, si badi bene, non accade per una vicenda qualunque, ma, come ha sottolineato la Anceschi, per l’annullamento del progetto del “polo della moda” nell’area delle ex Fiere, un investimento da oltre 100 milioni di euro del gruppo Max Mara.

La presidente ha poi sottolineato come la decisione “irrevocabile” del gruppo Max Mara sia arrivata dopo l’incontro, avvenuto in municipio, tra il sindaco Massari e alcune operaie della Manifattura San Maurizio, azienda riconducibile alla famiglia Maramotti, impegnate in una protesta sulle condizioni di lavoro.

Ora, al di là delle opinioni che ognuno può avere su quella vicenda (chi scrive ritiene che quello che è avvenuto in quella fabbrica sia vergognoso, ma che sarebbe stato saggio mantenere distinto il piano sindacale da quello politico, come peraltro la sinistra ha sempre fatto a Reggio, ndr), è indubbio che una giunta che si trova ad avere relazioni così basse con gli industriali di una città, pone un problema che non può essere affrontato con una scrollata di spalle e con frasi di circostanza come quelle pronunciate dal sindaco Massari che ha replicato: “Nessuna rinuncia ad investimenti è ascrivibile a scelte o comportamenti del Comune, che è sempre stato e sarà disponibile al confronto per riattivare interlocuzioni che non possono prescindere dalla volontà delle parti”.

Almeno negli ultimi 25 anni, chi si occupa di politica lo sa, questa città è stata governata su un patto, non scritto, fra politica e mondo industriale. L’accordo, tacito, era che, fino a quando gli imprenditori avrebbero avuto quello che volevano, l’amministrazione non avrebbe dovuto preoccuparsi ad ogni tornata elettorale, perché, sostanzialmente, nessuno avrebbe messo in campo forze tali da modificare lo status quo vigente. 

Con quello che è accaduto con la vicenda Max Mara questo patto si è quantomeno incrinato, se non addirittura rotto. Trattare con sufficienza quello che è avvenuto o, addirittura, continuare a negare l’evidenza, potrebbe avere conseguenze non trascurabili in vista delle future competizioni elettorali. Forse è meglio che qualcuno provi a spiegarlo a Massari, perché, magari, al sindaco, digiuno di politica e probabilmente non interessato a fare un bis, non interessa, ma altri, nel centrosinistra, potrebbero non gradire le tensioni che si sono create con Confindustria.