Cronaca
|Dugara a Brescello: il polo eco-logistico mai nato e la discarica sotto inchiesta
Il progetto logistico, pensato per collegare treno e camion e ridurre il traffico, non si è mai realizzato. Oggi la procura indaga su oltre 900mila tonnellate di scorie accumulate nell’area
REGGIO EMILIA – Il nome Dugara è tornato al centro dell’attenzione per le indagini della Procura legate alla presunta gestione illecita di rifiuti nell’area industriale di Brescello. Ma prima che emergessero le contestazioni degli inquirenti, quella area era destinata a diventare un grande polo intermodale: un’infrastruttura logistica progettata per collegare trasporto su gomma e ferrovia, con l’obiettivo dichiarato di portare sviluppo e ridurre il traffico pesante sulla viabilità locale.
Le origini risalgono al 2003, quando la allora Mingori & Bacchi S.r.l. – poi rinominata Dugara S.p.A. – firmò una convenzione urbanistica con il Comune di Brescello. L’accordo prevedeva la realizzazione di un Polo logistico intermodale, insieme alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie a farlo funzionare.
Secondo la visione iniziale, l’area avrebbe ospitato: binari ferroviari collegati alla linea elettrificata Parma–Suzzara, piazzali e magazzini per la movimentazione delle merci, una piattaforma logistica capace di trasferire carichi da camion a treni, riducendo i trasporti su strada e servizi e aree di stoccaggio per supportare le imprese del territorio.
Il progetto venne presentato anche come polo eco-logistico, puntando su un modello più sostenibile per la movimentazione delle merci. Per accelerare la realizzazione delle opere di base, la società ottenne l’autorizzazione a utilizzare scorie di acciaieria come materiale per le massicciate stradali.
Ma, secondo gli inquirenti, quella che doveva essere una fase temporanea di preparazione dei terreni si sarebbe trasformata in qualcosa di molto diverso. Le indagini della Procura di Reggio Emilia contestano a Dugara S.p.A. di avere depositato nell’area oltre 900mila tonnellate di scorie tra il 2008 e il 2015, “senza completare le opere concordate e senza attuare il ciclo di recupero dei materiali previsto dalle autorizzazioni”.
Nonostante nuovi titoli edilizi presentati negli anni – compresa una Cila ritenuta impropria dagli investigatori – le infrastrutture necessarie al polo intermodale non sono mai state completate. Le autorizzazioni urbanistiche sono scadute nel 2016 senza che il progetto prendesse forma, mentre nell’area si accumulavano scorie e materiali di recupero.
Nel frattempo, il dibattito pubblico a Brescello si è acceso: tra chi vedeva nell’interporto una risorsa economica e chi temeva impatti ambientali e urbanistici troppo pesanti. Il consiglio comunale finì per esprimere un parere contrario all’ampliamento del progetto. Oggi la Procura contesta non solo la gestione illecita dei rifiuti, ma anche possibili correlazioni tra le scorie accumulate e il superamento dei limiti di ferro e arsenico nelle acque sotterranee.
Arpae aveva inizialmente attribuito quei valori a caratteristiche naturali del terreno, ma studi successivi hanno rimesso in discussione questa valutazione. Per questo l’area è stata sequestrata per effettuare nuovi accertamenti. Il polo intermodale di Dugara resta quindi un progetto mai realizzato, rimasto sulla carta. Al suo posto, secondo le accuse, sarebbe sorta una discarica non autorizzata che oggi è oggetto di indagini approfondite.

