Cronaca
|Discarica d’acciaio, la Cgil: “Ripensare il modello di sviluppo”
Il sindacato: “La crescita deve essere unita alla legalità e alla sostenibilità”
REGGIO EMILIA – La vicenda della maxi discarica di scorie d’acciaio scoperta a Brescello (in un’area destinata ad un polo logistico) dimostra che “è necessario ripensare radicalmente le politiche industriali e territoriali, superando una visione che separa crescita economica, lavoro e sostenibilità”.
Lo afferma la Cgil di Reggio Emilia, secondo cui “serve un cambio di passo e servono scelte che mettano al centro il lavoro di qualità, la legalità, la tutela dell’ambiente e della salute, riaffermando il principio che l’interesse collettivo deve sempre prevalere su quello privato”. Infatti, continua il sindacato di via Roma, “troppo spesso, dietro l’etichetta dei cosiddetti poli industriali o logistici si è assistito a scelte orientate prevalentemente alla massimizzazione del profitto di pochi soggetti, a discapito della tutela ambientale, della salute pubblica e dell’interesse generale”.
Ma per la Cgil “quanto sta emergendo è motivo di grande allarme soprattutto alla luce del contesto territoriale e delle vicende pregresse che hanno interessato i soggetti coinvolti”. La ditta Bacchi, viene ricordato, “è stata in passato destinataria di un’interdittiva antimafia che le ha impedito, sulla riva reggiana del fiume Po, di partecipare ai lavori per la realizzazione della tangenziale di Novellara”.
E non meno preoccupanti “sono i valori degli inquinanti emersi dalle analisi riportate dalla stampa: concentrazioni di arsenico fino a 22 volte oltre i limiti di legge e di ferro fino a sei volte superiori ai valori consentiti, in un’area confinante con abitazioni civili e aziende agricole che producono e commercializzano frutta e verdura”.
Si tratta di dati che, se confermati, “pongono un serio problema di tutela della salute pubblica e della sicurezza ambientale di un intero territorio”. La Camera del lavoro refggiana, a questo punto, ritiene indispensabile “aprire una riflessione più ampia e non più rinviabile sul modello di sviluppo che negli ultimi anni ha interessato il nostro territorio”.

