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Diga sull’Enza, dibattito pubblico al via il 12 dicembre

L’iter, coordinato dall’esperto di mediazione dei conflitti Andrea Pillon, avrà inizio il 12 dicembre e si concluderà il 10 febbraio

REGGIO EMILIA – Parola d’ordine: trasparenza. In Prefettura a Reggio Emilia è inizato oggi il dibattito pubblico sulla diga sull’Enza, per soddisfare i fabbisogni idrici dei Comuni montani delle province di Reggio Emilia e Parma. La procedura -prevista dal nuovo Codice degli appalti – ha l’obiettivo di coinvolgere gli Enti locali e tutti gli attori del territorio interessati dalla realizzazione del nuovo invaso e di raccoglierne osservazioni e proposte migliorative.

L’iter, coordinato dall’esperto di mediazione dei conflitti Andrea Pillon, avrà inizio il 12 dicembre e si concluderà il 10 febbraio 2026 con la presentazione della relazione finale da parte dello stesso Pillon. Nasce inoltre un sito dedicato (www.dptorrenteenza.it) dove i cittadini potranno trovare materiali e inviare le loro proposte.

Infine, si prevedono due incontri pubblici sul territorio a carattere informativo, il primo dei quali è fissato per il 12 dicembre a Vetto. Al momento il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap), finanziato dai Consorzi di Bonifica Parmense e dell’Emilia centrale e dalla Regione, mette sul piatto due ipotesi. La prima è quella di una diga in località Le Gazze, il sito storico preso in considerazione dal primo progetto del 1890. L’opera, che gestirebbe quasi 50 milioni di metri cubi d’acqua, avrebbe un costo di 367 milioni, ma non sarebbe sufficiente a coprire l’intero fabbisogno, a causa della conformazione orografica del sito (il deficit irriguo stimato è di 10,9 milioni di metri cubi d’acqua all’anno).

La seconda opzione riguarda un invaso a Vetto, con capacità di 70 milioni di metri cubi d’acqua e un deficit irriguo nullo, per un costo stimato di 430 milioni. Tra le osservazioni, non mancheranno quelle delle associazioni ambientaliste, che in più occasioni si sono schierate contro la diga. Ma qualcuno ha già fatto notare anche che l’infrastruttura non produrrà energia idroelettrica. Da canto suo, il commissario straordinario Stefano Orlandini, ha già chiarito come si comporterà. Lo ha fatto mettendolo nero su bianco in un “codice di comportamento” dove spiega che si manterrà neutrale rispetto “agli orientamenti politici, alle preferenze personali dei partecipanti, alle posizioni delle diverse parti sociali”.

Tuttavia il commissario, si legge nell’atto, “non mantiene neutralità tecnica: le soluzioni devono essere valutate e illustrate sulla base di fatti verificabili, norme vigenti e analisi tecniche documentate”. Saranno infatti scartate le ipotesi: “tecnicamente deboli” o “prive di basi scientifiche” o “non conformi alle normative”. Per il prefetto di Reggio Maria Rita Cocciufa “si tratta di un intervento di grande importanza per la sicurezza del territorio particolarmente fragile dal punto di vista idrogeologico”.

E “la scelta di nominare una struttura commissariale ad hoc, si è rivelata in molti casi una decisione efficace”, aggiunge Cocciufa. “Questo non è un momento formale: è l’avvio di un cammino collettivo. Il progetto potrà essere modificato, integrato, migliorato in base ai contributi che emergeranno. Il mio impegno è che ogni osservazione venga ricevuta con serietà e considerazione”, aggiunge Orlandini.
Andrea Pillon, infine, ritiene ha “fondamentale che durante il dibattito pubblico tutte le voci interessate possano essere ascoltate,considerando le necessità del territorio e le sensibilità della comunità locale”.