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Concerto P38 al Tunnel, archiviata l’inchiesta

Il gip di Torino chiude il caso sul live del 1° maggio 2022 al Tunnel. Assolti l’ex presidente Mauro Vicini e i membri della band: “Fu solo provocazione artistica”

REGGIO EMILIA – Il tribunale di Torino mette la parola fine al caso P38-La Gang. A tre anni e mezzo dalla bufera scoppiata dopo il concerto del 1° maggio 2022 al circolo Arci Tunnel di Reggio Emilia, il gip Anna Mascolo ha disposto l’archiviazione per Mauro Vicini, 41 anni, allora presidente del circolo, e per i quattro componenti del gruppo rap-trap indagati per istigazione al terrorismo — e, per la band, anche per diffamazione e vilipendio delle istituzioni.

Secondo il gip, che accoglie integralmente la proposta del pm Paolo Scafi, le condotte contestate ai cinque “costituirebbero soltanto un’operazione artistico-musicale provocatoria” radicata nel genere rap/trap e nella scelta di proporre come modello “il terrorista degli anni ’70” in chiave di rottura estetica. Non una celebrazione né un incitamento alla violenza, dunque, ma uno shock simbolico — di cattivo gusto, magari — collocato però nel perimetro della libertà artistica.

Il verdetto sottolinea inoltre che, alla luce della riforma Cartabia, non sarebbe stata possibile “una ragionevole prognosi di condanna”. Nemmeno il brano dedicato al caso Moro, osserva il giudice, contiene “espressioni offensive in senso tecnico” verso lo statista, limitandosi a rievocarne “in modo eticamente spregevole” il rapimento e l’uccisione, senza attribuirgli qualità negative.

Quel concerto, con musicisti in passamontagna e simboli delle Brigate Rosse ben visibili, scatenò un’ondata di indignazione politica. Il circolo fu chiuso per irregolarità e Arci e Comune presero le distanze. A denunciare pubblicamente l’episodio furono, tra gli altri, Bruno D’Alfonso — figlio di un carabiniere ucciso dalle BR — e, a livello nazionale, Maria Fida Moro e Lorenzo Biagi. L’indagine reggiana venne poi unificata a quella già aperta dalla Procura di Torino sulla band.