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Quattro Castella, perseguita e picchia la compagna: arrestato

Un 47enne residente in paese è finito in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate

QUATTRO CASTELLA (Reggio Emilia) – Un 47enne di Quattro Castella è finito in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate nei confronti della compagna convivente. Le violenze, spesso commesse anche davanti al figlio minore, sarebbero andate avanti per mesi, alimentate da una gelosia morbosa e ossessiva.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione locale, l’uomo avrebbe aggredito e minacciato la compagna in più occasioni. In un episodio avvenuto nel giugno 2025, dopo una lite per motivi di gelosia, l’avrebbe colpita con due schiaffi al volto, dicendole: “Tu non mi devi tradire, se mi tradisci ti ammazzo”. Pochi mesi dopo, il 19 luglio, un’altra aggressione: la donna fu spinta contro un muro e colpita con pugni al braccio mentre l’uomo la minacciava ancora di morte.

Le violenze, sia fisiche che psicologiche, si sono ripetute anche nei mesi successivi. Il 5 settembre, dopo aver trovato nella borsa della compagna un telefono donato dal padre per emergenze, il 47enne la colpì al volto con un pugno, convinto che il cellulare servisse a nascondere una presunta relazione.

Mentre la donna era dai carabinieri per sporgere denuncia, l’uomo la tempestava di messaggi e telefonate – anche cinquanta al giorno – accusandola di tradimento e dicendole che “viva o morta sarebbe stata sua”.

La procura ha richiesto e ottenuto dal Gip del Tribunale di Reggio l’applicazione delle misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla vittima, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.

Nonostante il provvedimento, l’uomo avrebbe violato più volte le prescrizioni, continuando a contattare la donna e a inviarle messaggi di tono minatorio. I carabinieri di Quattro Castella, accertate le violazioni, hanno segnalato i fatti alla procura reggiana, che ha richiesto e ottenuto la sostituzione della misura con la custodia cautelare in carcere.