Logo
Paola Pizzetti: “Il benessere sul lavoro è un diritto, non un privilegio”

La presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Odcec di Reggio Emilia e vicepresidente dell’Ordine, traccia un bilancio del mandato 2022-2025 e rilancia l’impegno per una professione più inclusiva e sostenibile

REGGIO EMILIA – Si è conclude mercoledì 5 novembre, con un evento dedicato al tema del benessere professionale il percorso del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Reggio Emilia, guidato da Paola Pizzetti che è anche vicepresidente dell’Ordine. Un mandato caratterizzato da iniziative di sensibilizzazione, formazione e confronto sui temi della parità di genere, dell’inclusione e della sostenibilità sociale. In questa intervista, la Pizzetti ripercorre le principali tappe del lavoro svolto e le prospettive future di un impegno che continua.

Questo evento rappresenta la conclusione di un percorso iniziato nel 2022. Qual è il messaggio che avete voluto trasmettere?
Questo appuntamento segna la chiusura di un cammino che, come Comitato Pari Opportunità, abbiamo intrapreso fin dall’inizio del mandato nel 2022. Il messaggio che desideriamo lasciare è semplice ma fondamentale: è importante stare bene con il proprio lavoro. Il benessere professionale non deve essere considerato un lusso, ma un diritto. Ognuno deve potersi sentire riconosciuto per le proprie competenze, accettando e valorizzando le differenze.

Il concetto di benessere sul luogo di lavoro è quindi parte integrante della sostenibilità?
Assolutamente sì. Come Comitato siamo convinti che la vera sostenibilità passi anche da relazioni basate sul rispetto, sull’ascolto e sulla collaborazione. La parità di genere non può essere vista solo come un obbligo normativo da adempiere, ma come un percorso di crescita condivisa. Viviamo in un momento storico di grandi trasformazioni e crediamo che il cambiamento debba coinvolgere anche la cultura delle pari opportunità: non rappresentano un punto di arrivo, ma un processo continuo.

In questi anni avete lavorato su diversi fronti. Quali sono stati i principali progetti realizzati?
Abbiamo operato su più livelli, con l’obiettivo di promuovere una consapevolezza diffusa e condivisa. Il cambiamento, infatti, parte da ciascuno di noi. Durante questo mandato abbiamo affrontato temi come gli stereotipi, le discriminazioni e il linguaggio inclusivo. Nel 2022, ad esempio, abbiamo ospitato il sostituto procuratore Marisa Manzini, che ha parlato del ruolo delle donne nella cultura mafiosa, mostrando come da una condizione di assoggettamento possano nascere percorsi di ribellione e di riscatto. Abbiamo poi organizzato incontri sul Fondo impresa femminile, previsto dal Pnrr, per sostenere l’imprenditoria femminile e valorizzare il ruolo dei commercialisti in questo ambito. Un altro progetto significativo è stato “Conoscere per proteggersi”, dedicato all’indipendenza finanziaria delle donne. Inoltre, abbiamo lavorato per diffondere informazioni sulla certificazione della parità di genere, rivolta sia ai professionisti che alle imprese.

Ha anche partecipato a incontri istituzionali sul tema delle disuguaglianze di genere. Che quadro emerge nel vostro settore?
Sì, ho partecipato in Tribunale a un evento dedicato al gender gap e alle disuguaglianze di genere. Purtroppo, il divario è ancora evidente anche nella nostra professione. A livello provinciale la presenza femminile si attesta attorno al 40%, mentre quella maschile al 60%. Tuttavia, analizzando i dati del nostro bilancio di genere, si nota che nelle generazioni più giovani le differenze si stanno progressivamente attenuando e questo ci fa guardare al futuro con ottimismo.

Quali strumenti avete adottato per rendere più concreto questo impegno?
Abbiamo redatto e presentato a tutti i nostri colleghi la Carta Etica, un documento che raccoglie principi e valori condivisi, con l’obiettivo di promuovere pari opportunità, inclusione e rispetto reciproco all’interno della professione. Crediamo che il cambiamento duraturo avvenga un passo alla volta, attraverso il superamento di stereotipi e pregiudizi, e la costruzione di una cultura professionale più equa e sostenibile.