Il sindacato: “Qui se ne fanno cinque volte di più che nel palermitano”
REGGIO EMILIA – Sos della Cgil di Reggio Emilia sull’azzeramento di fatto della “squadra” dedicata alle interdittive antimafia della Prefettura. Si tratta di quattro persone che, in base ad un accordo tra Regione e ministero dell’Interno, erano state assegnate alla città del Tricolore all’indomani del sisma del 2012, specializzandosi poi negli anni nei controlli sulle aziende in odore di ‘ndrangheta.
Ora il Viminale ha però richiamato i dipendenti in servizio nell’ente di viale Aldo Moro, dando per il sindacato “un segnale allarmante e pericoloso per l’intera comunità reggiana” Nel territorio provinciale, infatti, “vengono emesse un numero di interdittive antimafia pari a cinque volte quelle della provincia di Palermo: un dato che conferma, a sette anni dalla conclusione del processo Aemilia, quanto l’area reggiana resti esposta ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata”, ricorda la Cgil.
“Questo dato, da un lato certifica la persistenza dei fenomeni mafiosi nel nostro territorio, dall’altro ha rappresentato finora un chiaro messaggio a chi intende fare affari negli appalti pubblici: qui lo Stato c’è e vigila”, aggiungono dalla Camera del lavoro di via Roma. Per questo la decisione del ministero dell’Interno di non rinnovare l’accordo che permette al pool di funzionari di operare appare “inspiegabile ed estremamente rischiosa”, perché “indebolire uno degli strumenti più efficaci contro le infiltrazioni mafiose significa lasciare scoperto un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo”, conclude la Cgil. Chiedendo infine al Governo “un immediato passo indietro” sulla decisione.

