Logo
La Cisl alla Mahmoud: “Serve rispetto per chi educa”
Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale

Dopo le parole dell’assessora Mahmoud sullo “sguardo da decolonizzare” e la replica di un docente reggiano, parla Cisl Scuola: la scuola integra davvero, servono rispetto e strumenti per chi ogni giorno la fa vivere

REGGIO EMILIA – A Reggio Emilia il dibattito sull’inclusione è tornato ad accendersi. Le dichiarazioni dell’assessora alle Politiche educative, Marwa Mahmoud, sulla necessità di “decolonizzare lo sguardo” e di rafforzare la formazione dei docenti hanno suscitato molte reazioni, tra cui quella di un insegnante del liceo “Matilde di Canossa” che ha difeso il lavoro quotidiano di chi è in aula.

“Come CISL Scuola esprimiamo dissenso raccogliendo le numerose richieste e testimonianze di docenti indignati e mortificati che si sono sentiti colpevolizzati dalle prime affermazioni dell’assessore, seguite poi da una “toppa” tardiva e confusa. Non basta riformulare le parole: serve rispetto per chi educa”, spiega Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale.

DALLA PARTE DI CHI FA IN AULA. NO ALLE ETICHETTE
Il sindacato di via Turri segnala che ogni mattina docenti, dirigenti e personale ATA accolgono studenti che parlano lingue diverse, arrivati da poco nelle nostre città e molto spesso con esperienze di vite interrotte.

“L’inclusione non è un titolo da convegno: è semplificare un testo, creare un glossario comune, costruire tutoraggi tra pari, chiamare un mediatore per dialogare con le famiglie, calibrare verifiche che misurino i progressi di chi impara l’italiano come seconda lingua. È un lavoro paziente e concreto che la Cisl Scuola rappresenta e difende”, sottolinea Fiore, segnalando con forza che “siamo dalla parte dell’insegnante che chiede di essere giudicato per ciò che fa in aula, non per etichette”.

PROTEGGIAMO IL PRIMO PRESIDIO CIVILE DEL PAESE
Sulla formazione il sindacato è chiaro: serve, e serve di più. Le classi multiculturali richiedono strumenti aggiornati su lingua, didattiche inclusive e valutazione equa.
Fiore ricorda che “la formazione efficace nasce dall’ascolto delle scuole, non da modelli calati dall’alto. Deve essere co-progettata, retribuita, riconosciuta come tempo di lavoro. Quando è reale diventa pratica; quando è moraletta, resta una slide. Non accettiamo che passi l’idea di uno “sguardo coloniale” come tratto del corpo docente: è una generalizzazione ingiusta che non descrive la scuola italiana e non aiuta l’inclusione. Reggio e la sua tradizione educativa dimostrano l’opposto: laboratori linguistici, progetti interculturali, sportelli di mediazione, reti tra scuole e territori. Difendere questa professionalità non è corporativismo, è proteggere il primo presidio civile del Paese”.

L’INCLUSIONE SI PRATICA. NON SI ANNUNCIA
Nelle ultime ore l’assessora ha chiarito di non voler accusare gli insegnanti, ma di voler denunciare la mancanza di risorse e strumenti. Su questo terreno la Cisl Scuola è pronta a collaborare. Servono organici stabili, mediatori culturali, ore dedicate ai laboratori di lingua, formazione continua e meno burocrazia. L’inclusione non può essere affidata solo alla buona volontà: va sostenuta con investimenti, coordinamento e responsabilità condivise.

“La scuola italiana è un presidio di civiltà. Ogni giorno affronta disuguaglianze, povertà educative e fragilità sociali, e continua a tenere insieme il Paese con la forza silenziosa del proprio impegno. Prima di parlarne, entriamo in una classe: lì l’inclusione non si annuncia, si pratica, con pazienza, metodo e passione, tra i banchi di scuola”, chiosa Fiore.