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Croce nera sulla porta del giudice Rat: scatta l’allarme
Il giudice Andrea Rat

La procura indaga sull’episodio. Il procuratore Paci: “Atto grave, la mafia non ha smesso di colpire”

REGGIO EMILIA – Un simbolo inequivocabile, una grande croce nera tracciata con lo spray sul vetro della porta di casa. È il gesto intimidatorio rivolto al giudice Andrea Rat, estensore della sentenza d’appello del processo Aemilia, scoperto dal magistrato, domenica pomeriggio, nella sua abitazione al piano terra.

L’allarme è scattato subito: la vigilanza attorno al giudice è stata potenziata e sono partite indagini a tutto campo. Gli investigatori stanno vagliando diverse ipotesi e, al momento, nessuna pista viene esclusa. L’azione potrebbe essere riconducibile alla criminalità organizzata colpita dal maxi procedimento Aemilia, ma non si esclude nemmeno il gesto isolato di un mitomane.

Nessun tentativo di intrusione, nessun altro danno: la croce è stata disegnata dall’esterno. Un elemento che, però, è bastato per attivare subito le forze dell’ordine, impegnate ora nell’analisi delle immagini di videosorveglianza e nella ricerca di possibili testimoni.

Il procuratore capo Calogero Gaetano Paci ha definito l’episodio “grave e inaccettabile”. La mafia, ha sottolineato, “non ha mai smesso di colpire”, anche se oggi preferisce “forme di pressione più sottili” rispetto al passato.

Solidarietà è arrivata dal sindaco Marco Massari, che ha parlato di “atto vile” e ha espresso pieno sostegno al magistrato. Sul caso è intervenuta anche la deputata PD reggiana, Ilenia Malavasi, della Commissione Affari Sociali della Camera: “L’intrusione nell’abitazione del Giudice Andrea Rat rappresenta un fatto di estrema gravità che colpisce un Magistrato, un servitore dello Stato, e con lui l’intera comunità reggiana”.

Sulla vicenda interviene anche il gruppo Agende Rosse: “L’inquietante gesto della croce nera tracciata con lo spray sulla porta finestra della sua abitazione è un attacco non solo a un servitore dello Stato, ma a tutti coloro che credono fermamente nei principi di giustizia e legalità. È un tentativo meschino di intimidire e silenziare chi, con coraggio e integrità, si batte quotidianamente contro la criminalità organizzata”.