Rispetto al 2023, dice Confedilizia, le esecuzioni si sono ridotte dell’8,67%
REGGIO EMILIA – Sfratti in calo, nel 2024 a Reggio Emilia. Lo segnala Confedilizia, l’associazione provinciale dei proprietari di immobili, sulla base dei dati forniti dal ministero dell’Interno. In particolare, l’anno scorso, sono stati emessi in provincia 248 provvedimenti di rilascio di alloggi (di cui 115 nel Comune capoluogo) e richieste 875 esecuzioni (molte risalenti agli anni precedenti).
Di questi provvedimenti ne sono stati portati a conclusione però solo 179. Rispetto al 2023, dice Confedilizia, le esecuzioni si sono ridotte dell’8,67%, nel solco di una riduzione degli sfratti costante dal 2017 (a parte un fisiologico aumento nel 2021 e 2022, a sua volta conseguente al blocco degli sfratti nei due anni della pandemia).
Tuttavia, segnala l’associazione, “nessuno di questi provvedimenti riguarda ipotesi di sfratto per finita locazione. Cioè nessun proprietario nel 2024 ha mandato via un conduttore per scadenza del contratto, ma solo per morosità o inadempimento contrattuale”. A questo proposito Confedilizia punta il dito contro l’istituto della “morosità incolpevole”, che sarebbe stato congegnato “in modo tale da essere diretto, anziché a sanare la morosità salvando il contratto di locazione, ad intervenire solo in un momento successivo alla convalida dello sfratto allo scopo di evitare o ritardare l’esecuzione di questo”.
Nei “fatti tuttavia le disposizioni in materia di morosità incolpevole, così come sono state formulate ed applicate, risultano prive di alcun effetto poiché il dato relativo al rapporto tra convalide esecuzioni è rimasto sempre lo stesso, sia precedentemente alla nascita dell’istituto sia successivamente”, sottolinea Confedilzia. Prendendo poi posizione anche sul fenomeno delle “locazioni brevi”.
Non “è vero – affermano da via Tavolata – che si stia andando verso un abbandono della locazione tradizionale a favore degli affitti brevi. Dai dati emerge che i proprietari reggiani non mandano via i conduttori se non per morosità o inadempimento contrattuale”. Dall’altra parte i proprietari continuano ad affittare.
Su questo fronte “i contratti di locazione a canone concordato che asseveriamo e registriamo sono nettamente superiori rispetto a quelli a canone libero e sono in aumento rispetto all’anno precedente” dice ancora l’associazione dei proprietari immobiliari. Secondo cui, a convincerli ad applicare questa forma di contratti “sono i benefici fiscali, come la cedolare secca al 10% e l’Imu ridotta”.

