Cronaca
|Inalca, il Comitato: “L’azienda sapeva dell’amianto da 10 anni”
I cittadini accusano: “Bonifica iniziata nel 2014, ma abbandonata subito dopo”
REGGIO EMILIA – La dispersione di amianto provocata dal rogo dell’11 febbraio scorso dello stabilimento Inalca di Reggio Emilia “non solo era prevedibile, ma soprattutto evitabile”. Lo afferma il comitato reggiano “Amianto Zero”, alla luce di un nuovo documento di cui è entrato in possesso. Si tratta del “Verbale del Riesame della Direzione Unipeg-Quanta Stock and Go- Assofood Spa”, del 20 aprile 2015, relativo allo stato dei lavori di bonifica della fabbrica dall’amianto.
“Il documento – fa sapere il comitato – evidenzia che la presenza di amianto nelle coperture e nelle strutture dello stabilimento era ben nota da tempo ai responsabili”. Ma “nonostante tale consapevolezza, la rimozione del materiale pericoloso è stata procrastinata”. Infatti “nel 2014, secondo il verbale in questione, è stata rimossa e sostituita soltanto una minima parte delle coperture (125 metri quadri su oltre 4.000 totali), corrispondente all’area del nuovo magazzino”.
Nel 2015, invece, era “prevista la rimozione di 400 metri quadrati su ‘porzionato’, ma il piano di smaltimento completo è stato rimandato in funzione delle scelte sulla destinazione d’uso dello stabilimento” e, si leggerebbe nell’atto in possesso dei cittadini, “dei nuovi investimenti per le aree attualmente dedicate all’attività di macellazione che verrà a cessare dal secondo semestre 2015”. Per il comitato, quello causato dall’incendio di febbraio, è stato insomma “un disastro che poteva e doveva essere impedito, ma che è stato lasciato accadere nell’indifferenza e nell’irresponsabilità di chi aveva il dovere di vigilare”.

Infatti, continua “Amianto zero” solleciti a rimuovere l’amianto sono arrivati anche in tempi più recenti, nel 2021 e nel 2023, per mezzo delle relazioni redatte dallo Studio Alfa di Reggio Emilia che definivano la copertura principale dello stabilimento “in stato scadente, con presenza di materiale friabile, polverulento, sfaldamenti e un punteggio associato che indica necessità di bonifica non in tempi lunghi”.
E ancora, scriveva lo studio terzo operativo nel campo della riqualificazione degli edifici, “la situazione certificata è critica: lo stato conservativo delle coperture esterne è scadente, il rischio di rilascio fibre e polveri è elevato e si consiglia esplicitamente la bonifica”.
Dunque “l’incendio ha reso drammaticamente evidente quanto queste mancanze abbiano messo in pericolo la salute della cittadinanza. La dispersione di fibre di amianto nell’ambiante, ancora oggi massiccia, costituisce un rischio sanitario enorme la cui responsabilità ricadeinteramente sulla dirigenza aziendale e sugli enti di controllo che, anziché tutelare l’interesse pubblico, hanno permesso che la situazione degenerasse”, sostiene il comitato.
Che infine avvisa: “In questa situazione, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità, a partire da chi, a livello politico e istituzionale, ha scelto di chiudere gli occhi, di non vedere o di non intervenire. La salute dei cittadini non è negoziabile” (fonte Dire).

