Dopo la contestazione al Teatro Valli il sindaco rimane, per ora, senza il sostegno del suo partito imbarazzato sulla risposta da dare
REGGIO EMILIA – A tre giorni di distanza dal pietoso spettacolo del teatro Valli che ha fischiato e sbertucciato il sindaco di Reggio Emilia, reo, di fronte a Francesca Albanese, di averle ricordato che prima della guerra a Gaza c’è stato il massacro del 7 ottobre e che la pace sarebbe favorita dal rilascio degli ostaggi israeliani da parte di Hamas, il Pd reggiano non ha ancora battuto un colpo.
Né il segretario Massimo Gazza, né il gruppo Pd e nemmeno un membro della giunta, hanno sentito il bisogno di esprimere solidarietà al primo cittadino “rieducato a casa sua” dalla relatrice Onu sui territori palestinesi occupati che lo ha sostanzialmente umiliato, mentre il sindaco le consegnava la maggiore onorificenza di questa città.
Perfino Salvini ha espresso solidarietà al primo cittadino . Si dirà, per lui è facile. Ma il motivo per cui per il leader della Lega è facile esprimere solidarietà, getta un’ombra di ulteriore imbarazzo sul tutto il partito. Il fatto è che, a nostro parere, il Pd reggiano tace perché ha paura di mettersi contro Francesca Albanese, oramai paladina della sinistra pro Pal e, di conseguenza, anche una buona parte dei Dem e della Schlein che stravede per la relatrice Onu.
Difendere il sindaco ed esprimergli solidarietà significa, in sostanza, sconfessare le dichiarazioni della Albanese in quel teatro, il conferimento del Primo Tricolore e mettersi contro la vendicativa sinistra pro Pal e una parte del partito, compresa la segretaria. Stare zitti, invece, significa fare una pessima figura, ma, almeno, non esporsi a rischi. E’ probabile che nelle prossime ore i Dem partoriranno una riposta, ma temiamo che, se avverrà, sarà un esercizio di equilibrismo e di distingui degno della migliore politica democristiana.

