Cronaca
|Correggio, delitto Silingardi: svolta dopo 13 anni grazie al Ris
Un 37enne marocchino è stato accusato dell’omicidio: il tribunale del riesame ha disposto il carcere per lui
CORREGGIO (Reggio Emilia) – A quasi 13 anni di distanza dall’efferato omicidio di Aldo Silingardi, avvenuto nella sua abitazione a Lemizzone di Correggio, arriva una svolta decisiva nelle indagini. La Procura di Reggio Emilia, guidata da Gaetano Calogero Paci e con il coordinamento del Pm Maria Rita Pantani, ha riaperto il caso concentrandosi su una impronta palmare rilevata su una gamba del tavolo in legno usata come arma del delitto.
All’epoca, i confronti con i sospettati erano risultati negativi. Ma le nuove tecnologie del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma hanno consentito di accertare che quell’impronta era stata lasciata da chi aveva colpito la vittima, escludendo contaminazioni successive.
Grazie alle comparazioni nella banca dati APFIS (Automated Palmprint & Fingerprint Identification System), il 10 aprile scorso i carabinieri hanno identificato l’impronta in un uomo di origini marocchine, oggi 37enne, che all’epoca abitava a poca distanza dalla casa di Silingardi.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il giovane, allora 24enne, sarebbe entrato nell’abitazione per rubare denaro. Scoperto dall’anziano, lo avrebbe colpito brutalmente con diversi oggetti trovati in casa, inseguendolo e infierendo anche quando era a terra, per poi fuggire con il portafoglio. L’uomo risulta noto come soggetto violento e incline all’abuso di alcol.
La procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per il 37enne, ma il Gip l’aveva negata. Ha fatto ricorso e il Tribunale del Riesame di Bologna ha accolto l’appello, disponendo il carcere. Il provvedimento, ritenuto l’unico adeguato vista la gravità dei fatti e la pericolosità sociale dell’indagato, resta però sospeso fino a decisione definitiva.
Il Sim Carabinieri desidera “sottolineare con forza che, ancora una volta, l’Arma di Reggio Emilia è protagonista nella risoluzione positiva di un’indagine complessa. Questo successo dimostra come l’utilizzo sapiente della tecnologia più avanzata (come l’A.P.F.I.S.) diventi decisivo solo quando supportato da un fattore umano di elevatissima qualità”.
Continua il Sim: “Il fattore umano – l’intuito, la tenacia, l’esperienza del Carabiniere – resta la risorsa più preziosa e centrale nell’attività investigativa, un plus che il SIM ritiene fondamentale tutelare e valorizzare in ogni contesto. Il riaprire e risolvere un cold case non è solo un atto di giustizia per la vittima e i suoi familiari, ma è un rafforzamento della fiducia che la cittadinanza ripone quotidianamente nell’Arma dei Carabinieri”.

