Logo
Auto di lusso rubate e spedite negli Emirati: 14 arresti

Blitz tra Italia, Spagna e Belgio: giro d’affari milionario gestito in criptovalute

REGGIO EMILIA – Sulle auto che intendevano rubare, selezionate nelle mete dei vip come Forte dei marmi, Viareggio e Cortina, installavano degli “air tag”, dispositivi simili a gps che ne tracciavano ogni movimento. Poi le vetture di lusso venivano portate in uno dei capannoni sparsi tra le province di Reggio Emilia, Parma e Cremona, dove venivano smontate (per ricavare pezzi di ricambio da vendere sui mercati dell’est Europa) o modificate, cambiando targhe e numeri di telaio, e contraffacendo centraline elettriche e chiavi di accensione.

auto rubate

Infine le oltre 100 Lexus, Range Rover e Toyota di cui è stato accertato il furto, sia in Italia che in Spagna (a Marbella), venivano caricate su container del porto di Anversa, in Belgio, dirette verso Dubai per essere rivendute. E’ questo il modus operandi ricostruito dall’indagine internazionale “Palma” della Procura di Reggio Emilia, che ha smantellato un’associazione a delinquere composta da cittadini di origine slava, in prevalenza provenienti dalla Moldavia ma anche da Russia e Ucraina.

Gli indagati sono in tutto 14, destinatari di altrettante misure cautelari di cui 10 di custodia in carcere e quattro ai domiciliari. Al momento sono nove gli arresti effettuati – sei in carcere e tre ai domiciliari – mentre cinque persone risultano ancora ricercate. I membri dell’organizzazione- tra cui il capo che con altre tre persone ha vissuto nel reggiano ma di recente si era spostato in provincia di Cremona- si muovevano infatti di continuo e come fantasmi, non avendo un domicilio fisso, ma appoggiandosi spesso a sodali ed amici.

Le indagini, affidate dalla Procura di Reggio Emilia ai carabinieri, sono partite a febbraio del 2024 proprio da un’intuizione investigativa del personale dell’Arma. In una stazione della Val d’Enza è stato infatti notato un anomalo aumento di furti di auto di alta gamma, ritrovate poi “cannibalizzate” nelle campagne. Da qui le indagini che, a partire da uno degli autori, hanno portato a risalire la catena del sodalizio criminale. Una particolarità dell’attività ha riguardato la creazione per la prima volta nella provincia reggiana di una “squadra investigativa comune”, un vero e proprio pool che di solito si forma per seguire le indagini internazionali di mafia e riciclaggio.

auto rubate

All’operazione “Palma hanno infatti collaborato anche la Polizia federale belga,le agenzie europee Europol e e Eurojust e il Comando Antisostificazione monetaria di Roma dei Carabinieri e in particolare la sezione criptovalute. Era infatti attraverso il denaro virtuale (poi convertito in contanti fisici) che la banda faceva affari. In dettaglio veniva utilizzata la criptovaluta Usd, del tipo “stable coin”, il cui valore è ancorato a quello del dollaro. Secondo gli inquirenti l’organizzazione avrebbe messo a segno negli anni colpi per un valore di almeno 10 milioni.

Nell’ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del tribunale reggiano viene invece disposto il sequestro di beni per equivalente per un totale di due milioni. Ad ora, al termine di 16 perqusizioni effettuate tra Italia e Spagna, sono stati sequestrati 40.000 euro e 171.000 dollari in criptovalute (pari a circa 140.000 euro). I militari reggiani hanno inoltre ritrovato in provincia quattro delle auto rubate e messo i sigilli ai capannoni che fungevano da “officine” e a tutte le attrezzature contenute all’interno.

Il Sim, sindacato che rappresenta i Carabinieri, “auspica e sollecita l’immediata attivazione di un percorso per l’assegnazione di importanti e significativi riconoscimenti per tutti i colleghi che hanno partecipato all’operazione ‘Palma’”. Per il sindacato, infatti, “è fondamentale che l’Arma e le istituzioni premino l’impegno di chi, con la propria opera, non solo assicura la giustizia, ma eleva il prestigio dei Carabinieri”. L’operato “di questi militari- chiude il Sim- è un faro di legalità e un vanto per tutta l’Emilia-Romagna”.