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Primo Tricolore alla Albanese, l’ennesima gaffe del sindaco

Il conferimento del premio alla relatrice Onu mette a nudo contraddizioni politiche e la gestione improvvisata di un evento delicato

REGGIO EMILIAL’incapacità di gestire dossier complicati, da parte del sindaco di Reggio Emilia, sta diventando preoccupante. Marco Massari, probabilmente anche mal consigliato dal suo inner circle, ieri ne ha dato l’ennesima prova. Questa volta il sindaco si è infilato in una delle questioni più incandescenti della storia contemporanea, il conflitto israelo-palestinese, con una ingenuità disarmante.

Qualche mese fa aveva fatto lo stesso infilandosi, inopportunamente, in una diatriba sindacale con le lavoratrici della Manifattura San Maurizio (gruppo Max Mara) provocando le ire di Maramotti e il conseguente abbandono del Polo della moda da parte dell’imprenditore reggiano. Stavolta, invece, è inciampato sul Primo tricolore conferito a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati.

Eravamo presenti ieri al teatro Valli e, francamente, siamo rimasti stupiti dal modo in cui è stata organizzata e gestita la presentazione del libro della Albanese all’interno di Finalmente Domenica, la rassegna organizzata dalla Fondazione I Teatri di cui, lo ricordiamo, il sindaco è il presidente. La scrittrice, come era immaginabile, si è lanciata in un monologo contro Israele e la guerra a Gaza, definita un “genocidio”, in cui le colpe di Hamas, dei palestinesi e degli arabi, che pure ci sono, in un conflitto che insanguina quella terra da 80 anni, erano completamente assenti. 

La Albanese ha citato la tragedia del 7 ottobre solo dopo che lo ha fatto il sindaco nel suo intervento. Un monologo, il suo, mai contrastato o contestualizzato dai due intervistatori che, sostanzialmente, facevano da carta da parati. Ora, in un contesto del genere, noi crediamo che chi ha organizzato l’evento avrebbe dovuto, quantomeno, chiamare un giornalista di una testata nazionale specializzato nel conflitto israelo-palestinese per controbilanciare la narrazione della scrittrice, vera, ma putroppo molto parziale. 

La relatrice Onu, non contenta, ha pure bacchettato i numerosi sindaci della provincia presenti in platea e anche il primo cittadino di Reggio Emilia rei, a suo dire, di non interrompere i rapporti commerciali con Israele (nel caso di Reggio si faceva soprattutto riferimento ai farmaci di Teva che vengono venduti da Fcr, ndr). A quel punto, forse per controbilanciare una narrazione a senso unico, il sindaco Marco Massari, prima di conferire il Tricolore alla Albanese, si è sentito in dovere di citare il massacro del 7 ottobre e la liberazione degli ostaggi da parte di Hamas come condizione per la pace. 

Apriti cielo: contestazioni del pubblico e reprimenda da parte della stessa Albanese che ha bacchettato subito il sindaco dicendogli: “Il sindaco si è sbagliato, ha detto una cosa che non è vera, mi scusi ma è così. La pace non ha bisogno di condizioni: qui non stiamo parlando di una guerra, ma di mettere fine a un’occupazione coloniale. Nessuno giustifica i massacri del 7 ottobre”.

Intendiamoci, un intento lodevole quello di Massari, ma tardivo. Il problema è che non puoi conferire il Primo Tricolore alla Albanese, apparecchiarle un monologo senza contraddittorio nel primo teatro cittadino, vendere i farmaci israeliani nelle tue farmacie e poi, improvvisamente, renderti conto che sì, forse si è un po’ oltrepassato il segno. A quel punto tanto valeva glissare, consegnare il premio e prendersi gli applausi della platea invece dei fischi.

E’ questa la approssimazione e ingenuità di cui parlavamo all’inizio dell’articolo. Vuoi fare il protagonista cavalcando le istanze sindacali (caso Max Mara) e conferendo il Primo Tricolore a chi si batte per i diritti umani in Palestina, ma poi approvi, a spron battuto, le varianti urbanistiche per Luigi Maramotti e commerci con Israele. Ti spingi troppo in là, in territori che richiderebbero maggiore esperienza politica e prudenza, poi rimani scottato con il cerino in mano. Il sindaco precedente, Luca Vecchi, non a caso, era soprannominato “prudencio”. Ecco, un po’ più di prudenza, non guasterebbe in questi casi.