L’uomo, pluripregiudicato, era in forte stato di agitazione: è deceduto al Santa Maria Nuova. La Procura ha aperto un’inchiesta
REGGIO EMILIA – Un 41enne originario di Salerno, Claudio Citro, è morto, questa mattina all’alba, a Massenzatico, dopo un intervento della polizia durante il quale è stato utilizzato il taser per immobilizzarlo. L’allarme è scattato intorno alle 5.30 in via Beethoven, quando l’uomo è stato segnalato in evidente stato di agitazione mentre camminava vicino a un forno della zona. Sul posto sono intervenuti gli agenti della questura, insieme ai sanitari della Croce Rossa, dell’automedica e dell’ambulanza della Croce Verde.
Secondo le prime ricostruzioni, il 41enne avrebbe dato in escandescenze anche di fronte ai soccorritori. La polizia, vista la situazione di forte alterazione, avrebbe fatto ricorso al taser per contenerlo.
Claudio Citro
Dopo essere stato immobilizzato, l’uomo è stato immediatamente affidato alle cure del personale sanitario. Le sue condizioni sono apparse, da subito, gravissime e, nonostante il trasporto d’urgenza all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, è deceduto nelle prime ore del mattino.
La vicenda è ora al vaglio della procura che ha avviato accertamenti serrati per ricostruire con esattezza l’accaduto. Bisognerà capire se, a provocare la morte dell’uomo, è stata la scarica di taser oppure un altro motivo.
Come detto Claudio Citro non era nuovo alle cronache giudiziarie. Il 21 settembre del 2011, a 28 anni, era stato arrestato dalla polizia per aver aggredito e minacciato prima un accertatore della sosta e poi un poliziotto. Era successo in via Bolognesi nei pressi del bar Garden. Un gruppo di persone aveva insultato un accertatore della sosta che si era già allontanato prima dell’arrivo della Polizia. L’uomo aveva riferito loro di essere stato aggredito e spintonato mentre stava svolgendo il suo lavoro. Gli agenti avevano trovato il gruppo e avevano chiesto i documenti ai presenti. Claudio Citro si era rifiutato e aveva iniziato a minacciare un poliziotto.
A quel punto era stato caricato in auto e portato in questura. Una volta arrivato lì aveva rifiutato di uscire dall’abitacolo e aveva iniziato a scalciare colpendo la portiera posteriore danneggiandola nella parte interna rompendo, la maniglia e causando la fuoriuscita del vetro e intanto continuava a minacciare l’Agente operante.
Era stato arrestato per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.
Cinque anni più tardi, nel 2016, era stato arrestato per usura ed estorsione, all’interno dell’operazione Don Matteo. Nel 2017 era stato condannato, con rito abbreviato, a quattro anni per quei reati.



