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Mafie, le ville dei boss di Aemilia diventano case per i poveri

Fra queste una grande villa a Rivalta riconducibile alla famiglia Sarcone un’altra villetta al grezzo a Pieve Modolena

REGGIO EMILIA – Diventano case per persone in difficoltà, spazi di aggregazione giovanile, servizi sociali, sportelli per il lavoro oppure luoghi dove fare corsi di teatro o ascoltare un concerto. E ora tra gli immobili confiscati alle mafie in Emilia-Romagna e riqualificati per usi sociali arrivano anche i primi beni sequestrati nell’ambito dell’inchiesta Aemilia. Si tratta in particolare di una grande villa a Rivalta riconducibile alla famiglia Sarcone, di un’altra villetta al grezzo a Pieve Modolena, sempre a Reggio, e di una intera palazzina di 13 appartamenti a Sorbolo Mezzani, in provincia di Parma.

“Con Aemilia la nostra regione si e’ scoperta vulnerabile alle mafie”, ricorda l’assessora regionale alla Legalità Elena Mazzoni, facendo il punto oggi in Regione sugli immobili tolti alla criminalità organizzata. Nel 2025 saranno recuperati 15 immobili confiscati, che si vanno ad aggiungere ai 34 degli anni precedenti, mentre il totale dei progetti che li riguarda e’ di 39 (finanziati con 1,1 milioni di euro).

“Quest’anno – sottolinea l’assessora – e’ stato recuperato un numero di immobili come non era mai accaduto dal 2011. Siamo una delle prime regioni italiane per il recupero di beni confiscati”. Per queste ristrutturazioni la Regione ha investito circa 650.000 euro, mentre il totale speso dal 2011 e’ di 7,2 milioni per una cinquantina di progetti di recupero. Il percorso per il riutilizzo di questi beni, ricorda ancora l’assessora, “è estremamente lungo e tortuoso e il recupero può essere fatto solo quando la confisca è definitiva e c’è l’assegnazione agli enti locali che poi noi andiamo a supportare.

Il problema – rileva Mazzoni – è che molte volte questi beni, avendo atteso a lungo, arrivano in uno stato di ammaloramento, per cui i costi di recupero a volte sono impegnativi”. In media l’attesa dura in Emilia-Romagna circa dieci anni a partire dal primo sequestro del bene, ma nel caso degli immobili provenienti dall’inchiesta Aemilia “anche grazie alla collaborazione dell’agenzia nazionale siamo stati in grado di accorciare tantissimi questi tempi”, spiega il dirigente regionale Gian Guido Nobili.