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Mafie, crescono i ricorsi contro le interdittive
Il procuratore capo Calogero Gaetano Paci

É uno dei dati emersi dal convegno “Chi costruisce e chi distrugge”, promosso dalla Cassa edile reggiana. Ma vengono respinti nel 90 per cento dei casi

REGGIO EMILIA – In provincia di Reggio Emilia aumentano i ricorsi contro le interdittive antimafia emesse dal Prefetto, che vengono però respinti nel 90% dei casi. É uno dei dati emersi dal convegno “Chi costruisce e chi distrugge”, promosso dalla Cassa edile reggiana sul tema delle infiltrazioni mafiose nel settore delle costruzioni.

“Ci sono stati periodi in cui a fare ricorso era un’azienda su 10 ma adesso non è più così”, segnala il prefetto Maria Rita Cocciufa. A mettere pressione sugli uffici (a corto di personale, ma non di professionalità) sono anche “le continue richieste” di accesso, da parte delle aziende interdette, alla cosidetta “prevenzione collaborativa”: l’istituto che evita l’interdittiva consentendo all’impresa di operare per un periodo sotto il controllo della Prefettura.

Cocciufa sottolinea inoltre gli aggravi derivanti dal “confenzionamento” delle interdittive, “che non si basano più solo sui legami di parentela con pregiudicati degli amministratori”. Se nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta era emerso un tentativo di delegittimazione degli atti prefettizi, ora “le imprese si stanno attrezzando molto”, conclude il prefetto di Reggio. Sul tema interviene anche il procuratore capo Calogero Gaetano Paci ricordando che nel 2023 il numero delle interdittive a Reggio Emilia è di 5 volte superiore a quelle emesse a Palermo (19) e il doppio di quelle di Catanzaro.

Nel 2024 si sono invece registrati 80 provvedimenti, che Paci difende in modo netto: “Una vulgata ricorrente vuole che le interdittive rappresentino la morte del diritto e della libera impresa, venendo usate in modo inconsulto e incontrollato. Credo che simili argomentazioni non debbano avere cittadinanza nei discorsi seri perchè dietro ogni atto c’è un’istruttoria alta e qualificata che tiene conto di molti aspetti, come gli effettivi comportamenti degli amministratori e non solo dei loro legami parentali o delle loro frequentazioni”.

In conclusione anche il prefetto ribadisce: “Noi non siamo contro il sistema delle imprese, ma a servizio e sostegno di quelle sane. E lo saremo sempre”.