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“Crack: la riduzione del danno è una misura di sicurezza sanitaria”

Carbognani (PD): “Non si tratta di incoraggiare l’uso di sostanze, ma di prevenire la diffusione di malattie infettive”

REGGIO EMILIALa diffusione del crack rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria che le città italiane, compresa Reggio Emilia, sono chiamate ad affrontare con strumenti concreti e scientificamente validati. La nostra amministrazione è già attiva su questo fronte attraverso il servizio per la grave marginalità adulta, l’unità di strada e gli open day dedicati alle persone in condizione di fragilità. Questi interventi, definiti servizi a bassa soglia, promuovono la riduzione del danno e facilitano l’accesso all’assistenza sanitaria e sociale.

La distribuzione controllata delle pipette per il consumo di crack rientra in queste misure. Non si tratta di incoraggiare l’uso di sostanze, ma di prevenire la diffusione di malattie infettive — come epatiti e HIV — che mettono a rischio non solo chi consuma, ma l’intera comunità. La prevenzione inoltre produce un risparmio economico che compensa ampiamente il costo della distribuzione di qualche decina di pipe sterilizzate.

Ignorare questo principio significa agire in modo irresponsabile e pericoloso.

Inoltre, la distribuzione consente agli operatori di entrare in contatto con persone altrimenti invisibili – da qui l’aumento dei numeri di pipe distribuite – offrendo loro ascolto, controlli sanitari e percorsi di uscita dalla dipendenza. 

È lo stesso approccio adottato negli anni ’80 con la distribuzione delle siringhe agli eroinomani, una pratica che ha contribuito a ridurre drasticamente quella dipendenza e che è tuttora in uso.

Queste politiche non sono né sperimentali né fallimentari: si basano su evidenze scientifiche e protocolli già adottati in numerose città italiane ed europee. La riduzione del danno è riconosciuta a livello internazionale come una strategia efficace per tutelare la salute pubblica e favorire il reinserimento sociale.

Ci chiediamo invece quali siano le proposte concrete dei consiglieri di Fratelli d’Italia a Reggio Emilia. Pensano forse che basti dire “la droga è morte” per risolvere il problema? È una visione semplicistica e propagandistica, utile forse in campagna elettorale, ma del tutto inefficace nella realtà.

Se le risorse pubbliche fossero investite nella sicurezza sociale e sanitaria delle città, anziché in progetti costosi e inutilizzati come il centro per migranti in Albania, i benefici sarebbero tangibili per tutti i cittadini. Ma forse non servirebbero a mantenere un consenso costruito su paura, disinformazione e distanza dalla vita reale delle persone.

La nostra posizione è chiara: tutte le persone hanno diritto a essere curate ed assistite. E la sicurezza sanitaria si costruisce con competenza, ascolto e responsabilità — non con slogan.

Luisa Carbognani Presidente Commissione III servizi assistenza sanità