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|Turismo, la Cgil: “Reggio non è Firenze, ma può reinventarsi”
Il segretario Sesena: “Bisogna puntare su eventi che attraggano non solo in città, l’Arena Rcf non basta”
REGGIO EMILIA – Ripartire dai “pochi punti fermi” come la stazione Mediopadana e iniziative di successo consolidate come il “Festival Love” di Scandiano. Cristian Sesena, segretario della Cgil di Reggio Emilia, interviene così nel complesso dibattito sul rilancio del turismo in città, innescato dalle critiche sui dati delle presenze di Fratelli d’Italia.
“Reggio non è una città a vocazione turistica e non potrà mai esserlo come ad esempio lo sono Firenze e Venezia (con tutti i problemi che questa condizione sta creando ai cittadini)”, premette Sesena. “Potrebbe però reinventarsi un’offerta mirata e integrata capace di aumentare i visitatori”. Continua il segretario della Cgil: “Abbiamo certo commesso errori pesanti in passato e non so quanto recuperabili a breve. Rinunciare ad un polo fieristico di qualità, unico caso in regione, è stata una scelta politica sbagliata e non certo imputabile all’attuale amministrazione”.
Per quanto riguarda la Mediopadana, Sesena esorta a non renderla “un’enorme area di transito di anime in fuga, ma una porta di ingresso al nostro ecosistema sociale”, proponendo poi di creare eventi e festival “che attraggano turisti e non solo verso il comune capoluogo: valorizziamo i nostri centri in provincia, facciamo conoscere il nostro Appennino, esportiamo ed estendiamo belle avventure che già esistono come il Festival Love di Scandiano”.
Bisogna poi ammodernare il sistema di trasporto verso le destinazioni turistiche e confezionare pacchetti che facciano sentire i visitatori “cittadini a tempo determinato della città”. A giudizio del segretario della Cgil provinciale, anche gli albergatori devono essere “parte attiva”, in particolare “ampliando la propria offerta, ragionando di accoglienza diffusa, ammodernando le proprie strutture, facendole connettere con città e con chi la governa”.
Va poi superata la logica “delle cattedrali nel deserto con presunto potere salvifico e taumaturgico (leggasi Rcf Arena: belli i concerti, ma tre o quattro eventi l’anno servono a poco e non ci qualificano come centro di gravità permanente della musica)”. Insomma, conclude Sesena, “siamo piccoli ma possiamo rappresentare una nicchia virtuosa che dimostra di saper diversificare il proprio tessuto produttivo”, creando a questo scopo anche “lavoro stabile e degnamente retribuito”, per fare del turismo “una professione qualificata e della promozione del territorio una missione”.

