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Le lettere di Inalca al Comune: “Le bonifiche non ci competono”

L’amministratore delegato Paolo Boni: “Eseguiremo interventi immediati per la collettività, ma la proprietà dell’area non è nostra”

REGGIO EMILIA – La bonifica dei frammenti di amianto che Inalca ha eseguito lo scorso maggio nel parco della Resistenza e nelle zone limitrofe a quella del suo stabilimento di Reggio Emilia, bruciato l’11 febbraio, è stata effettuata “per mero spirito di collaborazione e nell’interesse della collettività”, ma non era di competenza dell’azienda.

A metterlo nero su bianco è l’amministratore delegato Paolo Boni, in una lettera inviata al Comune di Reggio l’8 maggio scorso. Nella missiva – di cui la ‘Dire’ ha preso visione – il manager sottolinea infatti che Inalca non è “la proprietaria dei beni, dai quali si presume sia stato generato lo spargimento di amianto in argomento”. Infatti, “come noto, il fabbricato coinvolto nell’incendio è di proprietà di Sardaleasing S.p.a. e di Fin4coop Soc. Coop., che lo hanno concesso in locazione finanziaria a Sirio S.r.l”.

E bene precisare che Sirio Srl è la società, partecipata da Quanta Stock&go (67% Aurum, società controllata da Coopservice e 33% Transcoop), Focus società per azioni (Coopservice), Transcoop e, per la maggior parte da Unipeg (società cooperativa in liquidazione), locataria dei capannoni dell’area dove è avvenuto il rogo. Inalca di Cremonini è in affitto in quell’area dal 2016 (prima con Assofood e poi con gli attuali locatari) e, come si evince dal bilancio di Sirio srl, ha deciso di non prorogarlo. Una decisione che getta una luce sinistra sul futuro dei duecento lavoratori dello stabilimento, ora costretti alla cassa integrazione o a scomode trasferte in altri stabilimenti del gruppo.

Sirio Srl, detiene un complesso industriale di 49mila metri quadrati in via Due Canali dove è scoppiato l’incendio. Alla guida della società vi è, dal 2023, Fabrizio Vezzani, ex sindaco di Fabbrico ed ex manager di Coopsette. Gli immobili sono stati concessi in locazione, con contratti di durata pluriennale, a favore di Inalca, spa, Quanta Stock and Go srl, società di servizi di stoccaggio e consegna di prodotti alimentari deperibili il cui principale cliente è Cir, che versano 1,8 milioni l’anno a Sirio. La società ha in essere con i locatori, Sarda Leasing spa (società di leasing di Bper) e Consorzio cooperativo per lo sviluppo, un contratto di locazione immobiliare in pool avente ad oggetto l’intero complesso immobiliare. Il contratto, sottoscritto alla fine del 2016, scade nel 2034.

Sarda leasing e Fin4Coop, ex CCFS (Consorzio cooperativo finanziario per lo sviluppo), proprietarie degli immobili, hanno locato un bene che vale più di 20 milioni a Sirio srl, con la prima rata di 8 milioni e l’ultima che sarà di 2,5 milioni.

Ma torniamo alla replica di Inalca al Comune. Pertanto con riferimento all’ordinanza di piazza Prampolini emessa il 22 febbraio scorso “a sommesso avviso della scrivente le predette società (ove effettivamente l’amianto provenga dal fabbricato andato distrutto) sono i soggetti che devono essere destinatari dell’ordinanza sindacale in oggetto, alle stesse erroneamente rimessa solo per conoscenza”, evidenzia Boni.

Il messaggio viene poi ribadito in una seconda comunicazione, sempre rivolta al sindaco Marco Massari, datata 14 maggio. In premessa Boni spiega come “non corrisponda al vero che la scrivente società sia rimasta in qualche modo inerte di fronte alla richiesta di attivarsi per la bonifica dei siti interessati dalla carne ancora presente nello stabilimento di Reggio Emilia in Via Due Canali”, sottolineando che si trattava di un’attività “molto complessa”, rigurdante peraltro aree allora sotto sequestro da parte della Procura (il dissequestro è stato disposto dall’autorità giudiziaria martedì, ndr).

Per quanto poi attiene alla bonifica dall’amianto, a seguito della richiesta del Comune del 29 aprile 2025, “confermiamo come Inalca, senza obbligo alcuno, in via di mera correttezza, si sia pure prontamente attivata, conferendo incarico alla ditta Acr Reggiani, che ha presentato all’uopo, già 1’8 maggio un apposito piano di lavoro, valutato positivamente dall’Ausl”.

Anche nella seconda lettera, infine si sottolinea che “come del resto noto, la scrivente non sia la proprietaria del fabbricato coinvolto dall’incendio e, purtroppo, dotato di coperture in amianto. Così non sussiste obbligo alcuno in merito in capo ad Inalca Spa, che dovrebbe essere ringraziata per quanto ha eseguito (e sta eseguendo) in assenza – lo ripetiamo – di obbligo alcuno”.

Boni conclude pertanto “confidando che nel prosieguo questo Comune terrà maggiormente in considerazione quanto precisato nella presente”. Nonostante la posizione dell’azienda il Comune ha dato ad Inalca 15 giorni di tempo per incaricare una ditta specializzata e rimuovere dal sito sia la carne in putrefazione che il cemento amianto (fonte Dire).