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Bosco Ospizio, il Comitato: “Contare gli alberi non basta: serve cambiare modello”

“L’idea che si possa “pareggiare” un danno ambientale piantando nuovi alberi altrove è una delle più pericolose narrazioni “green” contemporanee”

REGGIO EMILIANegli ultimi giorni, durante il Consiglio comunale di Reggio Emilia, è tornata alla luce una vicenda che molti vorrebbero archiviare come chiusa: l’abbattimento illecito di oltre 150 alberi di pregio nel quartiere Ospizio da parte di Conad, avvenuto nel 2015. Un gesto grave, sanzionato con una multa finita in prescrizione, perché il fascicolo è stato perso negli uffici comunali, ma che oggi viene liquidato dall’amministrazione con toni concilianti, come se il passato potesse essere “pareggiato” con nuove piantumazioni e qualche calcolo di CO₂ su carta.

L’assessora Bonvicini ha affermato che le nuove alberature previste nel Piano di Riqualificazione Urbana (PRU) di Ospizio costituirebbero una “compensazione ambientale” completa, in grado di compensare sia la costruzione dei nuovi edifici sia di neutralizzare l’intervento del 2015. Ha parlato di 760 piante, estendibili a 1.200, che “assorbiranno 114 tonnellate di CO₂ l’anno”. Questi numeri sembrano impressionanti, ma sono gli stessi che quasi un anno fa, durante il Consiglio Comunale aperto, il dottor Marco Cervino, ricercatore del CNR, ha contestato con riferimenti precisi basati su letteratura scientifica aggiornata. Le valutazioni fatte non sono mai state smentite, ma anzi avvalorate da interventi specifici su bosco Ospizio di altri esperti, come Luca Mercalli e i prof. Pievani e Marchetti.

L’idea che si possa “pareggiare” un danno ambientale piantando nuovi alberi altrove è una delle più pericolose narrazioni “green” contemporanee. È il cuore di un approccio che riduce la tutela dell’ambiente a una somma di numeri. Ma gli alberi non sono unità contabili interscambiabili su un foglio Excel e la “CO₂” come unico parametro è una semplificazione fuorviante.

Un albero maturo, come quelli abbattuti da Conad, assorbe molta più CO₂ di un giovane albero e, soprattutto, svolge molteplici funzioni ecologiche complesse: mitiga il clima urbano, ospita biodiversità, protegge il suolo, riduce le polveri sottili e migliora la qualità della vita delle e degli abitanti. Un giovane albero impiega decenni per avvicinarsi a quei livelli — sempre che sopravviva al clima ostile dovuto all’innalzamento delle temperature – e nessuna nuova piantumazione, nemmeno la più estesa, può restituire oggi questi servizi alla comunità.

Inoltre, piantare alberi “altrove” — ad esempio nel Parco degli Ippocastani, come proposto — non restituisce nulla al quartiere di Ospizio, che subisce la perdita concreta di uno dei suoi ultimi spazi verdi spontanei. La compensazione non è un ripristino: è uno spostamento. Se vogliamo parlare di transizione ecologica, dobbiamo cambiare paradigma: non esiste compensazione che possa restituire un bosco distrutto. La vera transizione ecologica si fa preservando ciò che già funziona nella sua spontaneità e complessità.

Le vicende legate al Bosco di Ospizio sono la prova di un modello decisionale in cui a guidare la politica sul territorio sono le imprese private – la grande distribuzione organizzata, in questo caso – e non il contrario. Questo squilibrio si riflette in un paradosso evidente: chi devasta l’ambiente viene accolto con tavoli tecnici e aperture istituzionali, nonostante si sia macchiato di illeciti amministrativi gravi, come il taglio abusivo commesso da Conad Centro Nord. Dall’altra parte, cittadini che in modo non violento si sono esposti per la salvaguardia dell’ambiente vengono denunciati per violenza privata e danneggiamenti, nel mutismo dell’Amministrazione, che non ha speso una parola a riguardo. Un silenzio che tradisce nei fatti la retorica della partecipazione cittadina: quando si produce attivismo, questo viene soffocato, represso, punito.

Il Bosco Ospizio non è più solo un polmone verde ricco di preziosa biodiversità: è diventato il simbolo di un’altra città possibile. Una città che non vende il futuro per qualche metro cubo di cemento in più.

Il Comitato Bosco Ospizio