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Reggio Emilia ricorda l’eccidio delle Reggiane

Nove operai uccisi e oltre cinquanta feriti durante una manifestazione per la pace il 28 luglio 1943. Comune, sindacati e associazioni partigiane commemorano le vittime con una cerimonia e una mostra al Tecnopolo

REGGIO EMILIA – Si è svolta ieri pomeriggio la cerimonia per l’82° anniversario dell’eccidio delle Officine Reggiane, uno dei momenti più drammatici della storia reggiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 28 luglio 1943, pochi giorni dopo la caduta del regime fascista, l’esercito aprì il fuoco su una manifestazione pacifica, uccidendo nove operai e ferendo oltre cinquanta persone.

L’evento è stato promosso da Comune e Provincia di Reggio Emilia, CGIL, CISL e UIL, insieme alle associazioni partigiane ANPI, ALPI-APC, ANPPIA, a Istoreco, al Comitato ex operai e impiegati delle Reggiane e al Comitato democratico e costituzionale.

Le commemorazioni sono iniziate alle 17.30 davanti al cancello delle ex Officine Reggiane di via Agosti, con la deposizione di un mazzo di fiori in memoria delle vittime: Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Nello Ferretti, Eugenio Fava, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi (incinta al momento della morte) e Angelo Tanzi.

Successivamente, al Tecnopolo di Piazzale Europa, è stata deposta una corona alla lapide commemorativa, alla presenza delle autorità cittadine e provinciali.

La cerimonia è proseguita all’interno della sala conferenze del Tecnopolo, con gli interventi del vicesindaco Lanfranco De Franco, del consigliere provinciale Alessandro Santachiara e del segretario generale della CGIL di Reggio Emilia, Cristian Sesena.

Al termine, i presenti hanno potuto partecipare a una visita guidata gratuita alla mostra “Banditi e ribelli: la guerra partigiana in Italia 1943-1945”, allestita da Istoreco nel corridoio del Tecnopolo.

L’eccidio delle Reggiane avvenne in un momento cruciale della storia italiana. Il governo Badoglio, appena insediato dopo la destituzione di Mussolini, aveva emanato norme restrittive sull’ordine pubblico, autorizzando l’uso delle armi contro ogni manifestazione con più di tre persone.

Il 28 luglio 1943, un corteo di operai e cittadini cercò di sfilare per le strade di Reggio Emilia, chiedendo la fine della guerra. Quando la manifestazione giunse ai cancelli delle Officine Reggiane, l’esercito aprì il fuoco contro i manifestanti. Tra le nove vittime, anche Domenica Secchi, giovane operaia incinta. Un simbolo tragico di una repressione feroce contro chi chiedeva solo pace e libertà.