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Processo “Angeli e Demoni”, attesa per oggi la sentenza di primo grado

Alle 17.30 il verdetto contro 14 imputati, molti oggi in aula

REGGIO EMILIA – E’ attesa intorno alle 17.30 di oggi la sentenza di primo grado del rito ordinario di “Angeli e demoni”, il processo nato dall’inchiesta sul presunto giro illecito di affidi di minori in provincia di Reggio Emilia che sarebbe stato gestito dai Servizi sociali della val d’Enza. Dopo tre anni di udienze, la Corte d’Assise presieduta da Sara Iusto si è riunita in Camera di Consiglio poco dopo le 11 di stamattina per formulare il verdetto nei confronti dei 14 imputati rimasti, di cui la pm Valentina Salvi ha chiesto la condanna dopo sette udienze di requisitoria. L’aula del tribunale reggiano, gremita di parenti e sostenitori delle persone a processo, è apparsa da subito fremente per l’attesa.

Tra gli imputati erano presenti Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della val d’Enza e considerata una figura chiave nell’inchiesta dei Carabinieri. La donna rischia 11 anni e sei mesi, più tre anni e sei mesi per altri reati non connessi. Per il suo braccio destro, l’assistente sociale Francesco Monopoli, anche lui presente in aula, la Procura ha chiesto una pena di 11 anni, più un anno per altri reati.

All’udienza ha poi preso parte anche Nadia Bolognini, psicoterapeuta della onlus Hansel&Gretel e moglie di Claudio Foti (il “guru” assolto definitivamente dalla Cassazione ad aprile dell’anno scorso) per cui sono stati invece otto anni e tre mesi. Con loro sono imputate inoltre: Fadia Bassmaji (chiesti tre anni), Daniela Bedogni (chiesti tre anni), Imelda Bonaretti (chiesti sei anni e sei mesi) e Flaviana Murru (chiesti otto mesi). E ancora: Valentina Ucchino, per cui il pm ha chiesto otto mesi, Katia Guidetti -pena chiesta di quattro anni- e Maria Vittoria Masdea (chiesti quattro anni). Infine Sara Gibertini (chiesti cinque anni), Marietta Veltri (tre anni e sei mesi) e Annalisa Scalabrini (sei anni e quattro mesi). Il tutto per un totale di oltre 70 anni di carcere.

Le ultime schermaglie processuali si sono consumate su un’integrazione delle prove richieste dal collegio dei giudici che, in relazione all’accusa di falso contestata ad alcune posizioni, ha acquisito i bilanci dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza relativi agli anni 2016, 2017 e 2018. L’ipotesi è che nei documenti contabili non fosse evidente la voce relativa ai rimborsi delle sedute di psicoterapie prestate dalla onlus Hansel&Gretel nel centro “La Cura” di Bibbiano, a favore dei bambini vittime di presunti abusi in famiglia. Le difese interessate hanno ribadito la correttezza dei bilanci (che sarebbe stata confermata da due sindaci in aula) chiedendo l’assoluzione per i fatti contestati nel 2018, mentre quelli degli anni precedenti sarebbero già caduti in prescrizione.

Il caso scoppiò nel 2019, accompagnando con le polemiche e le misure cautelari la corsa per le elezioni regionali, che si giocò ampiamente sul cosiddetto “caso Bibbiano”. A fare scalpore la posizione del sindaco Andrea Carletti, inizialmente finito ai domiciliari, che è stato poi prosciolto insieme ad altre due persone, con la formula “perché il fatto non è previsto come reato”, in seguito all’abrogazione dell’abuso di ufficio.

Nelle scorse settimane il clima è tornato a surriscaldarsi dopo l’avviso di fine indagini consegnato dalla Procura di Reggio a Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, difensori di Anghinolfi, accusati di calunnia per le affermazioni rese in un’udienza della scorsa estate. Le associazioni di rappresentanza degli avvocati reggiani (e non solo) sono insorte denunciando una lesione del diritto di difesa. In una parrocchia di Reggio è stata perfino organizzata una messa per gli imputati (poi annullata) in vista della sentenza. (Fonte: Agenzia Dire)