Il sindaco: “Su quel progetto abbiamo fatto il massimo. Da Maramotti nessun segnale. In stazione calano le denunce, ma i problemi si spostano in altre zone. Io commissariato? Non esiste”
REGGIO EMILIA – È passato un anno dall’elezione a sindaco di Reggio Emilia e Marco Massari traccia un primo bilancio della sua esperienza. Un anno definito “arricchente, ma anche molto stancante”, in cui la gestione quotidiana delle criticità, fra tutte l’incendio Inalca, si è intrecciata con grandi progetti urbanistici: il progetto, per ora, abortito fra le polemiche del Polo della moda, la presenza dell’esercito alla stazione e la necessità di nuove risposte su welfare, sicurezza, traffico e rilancio del centro storico. In questa intervista Massari racconta luci e ombre del suo mandato, le priorità in vista dell’autunno e la sua visione per il futuro della città.
È passato un anno dalla sua elezione. Come considera questa esperienza fino ad oggi? Faccia un bilancio
Fino adesso arricchente e molto formativa, ma anche molto stancante come mi avevano avvisato i miei colleghi. Il sindaco è davvero in servizio 24 ore su 24 e quindi si stacca a fatica, perché poi la quotidianità presenta sempre problemi da affrontare. Ho poi scoperto dei lati positivi della macchina pubblica che, da fuori, non vedevo. C’è una burocrazia farraginosa, ma ci sono anche delle competenze staordinarie tra i dirigenti e i dipendenti. Vedo pure una grande passione e attaccamento al lavoro che non è scontata.
Se l’aspettava così, la sua esperienza da sindaco, o è rimasto un po’ spiazzato? Cosa le è piaciuto e cosa no?
Mi è piaciuto molto il contatto con le persone e la possibilità di ricevere, anche in alcuni momenti difficili, il sostegno delle persone che ti dicono: “Bravo sindaco”. Ci sono poi, naturalmente, anche le critiche. Ho ripreso ad andare in bicicletta dopo l’operazione e quando vado in collina, ad ogni fontanella, ci sono i ciclisti che mi riconoscono e mi chiedono di risolvere dei problemi.
Cosa non le è piaciuto?
Ci sono momenti che mi hanno segnato, come la vicenda dell’incendio Inalca che è stata difficile da gestire. Fortunatamente si è conclusa bene la vicenda Meta System. Poi sono rimasto molto dispiaciuto per la vicenda del Polo della moda. Mi ha lasciato molto amareggiato, perché noi ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile per portare a casa quel progetto.
Cosa state facendo per recuperare i rapporti con Maramotti?
Noi abbiamo dato la massima disponibilità per riprendere il dialogo, i contatti e per valutare la possibilità di rimettere a terra questo progetto. Aspettiamo segnali dalla proprietà. Al momento non ce ne sono.
Ha qualcosa da rimproverarsi in proposito? Rifarebbe tutto quello che ha fatto?
E’ evidente che, quando le cose non vanno bene, un esame di coscienza va sempre fatto. Io penso di essermi comportato correttamente come sindaco. Da un lato abbiamo tenuta ben separata la vicenda del percorso urbanistico e dell’approvazione del progetto e quella delle relazioni sindacali. Erano cose su cui qualcuno voleva che noi mettessimo un legame, ma noi abbiamo sempre risposto che non era possibile vincolare l’approvazione del piano a vertente sindacali che non centravano assolutamente niente. Io, poi, ho ascoltato le dipendenti che sono venute da me e che mi hanno chiesto un incontro. Mi è sembrato più che naturale. Ma ho ricevuto anche una delegazione di un altro gruppo di dipendenti che hanno una visione diversa di quello che è successo nell’azienda (Manifattura di San Maurizio, ndr).
E’ un progetto che ha comportato un impegno notevole della macchina comunale. Vero?
Sì, non dico che abbia avuto un percorso accelerato, ma devo aggiungere che portare a compimento in poco più di 13 mesi un piano di quel tipo non era per nulla scontato. Questo per dire quanto, per l’amministrazione, era importante. Fra l’altro è stato approvato all’unanimità. Sono usciti solamente quelli di Coalizione civica dall’aula. Poi la proprietà ha fatto un’altra scelta.
Trova pretestuose le motivazioni con cui Maramotti ha ritirato il progetto?
Questo va chiesto a lui. Il tempo lo dirà. Non ho davvero elementi per esprimermi. Avranno fatto le loro valutazioni.
A questo proposito le opposizioni chiedono le sue dimissioni e dicono che lei, con la richiesta di verifiche di giunta periodiche da parte della sua maggioranza e con l’inserimento di Cantergiani nel suo staff part time è stato, di fatto, commissariato. Cosa risponde?
Io mi sarei aspettato la richiesta di dimissioni lunedì scorso in consiglio comunale e non tramite l’affissione di manifesti, perché quella non è certo la sede giusta. Invece in Sala del Tricolore sono stati zitti, non è venuto fuori nessun tipo di richiesta. Nessun ordine del giorno urgente. Nessun intervento in cui l’opposizione ha chiesto le dimissioni del sindaco. Penso sia stato veramente un atteggiamento propagandistico e strumentale. Fra l’altro basto su un dato non vero. Perché il manifesto afferma che l’amministrazione sarebbe stata responsabile del fallimento? Noi il progetto lo abbiamo approvato in consiglio comunale.
E il suo presunto commissariamento?
Non esiste. Nel senso che il rapporto con la maggioranza e, in particolare, con il Partito Democratico è buono e il confronto è molto costruttivo. Anche in occasione del Polo della moda, hanno fatto una riunione di maggioranza dove hanno espresso una posizione condivisa di sostegno all’amministrazione e al sindaco. Non era per niente scontato. Per quanto riguarda Cantergiani, la sua è una nomina fiduciaria. Lui non ha assolutamente ruoli di tipo gestionale o deliberativo. E’ un articolo 90. Io avevo necessità di rafforzare il mio staff, soprattutto per quanto riguarda la preparazione di dossier e per quanto riguarda le relazioni con il consiglio comunale. Il ruolo di Cantergiani è tecnico, non è un ruolo politico. Stiamo già beneficiando della sua esperienza, perché ha avuto anni di esperienza in consiglio comunale.
Sicurezza. Sì può tracciare un primo bilancio relativo alla situazione della zona stazione con l’arrivo dell’esercito? Avete dati in proposito?
Io ho affrontato di petto la situazione fin da subito. Già in campagna elettorale avevo chiesto la presenza dell’esercito. E questo non era per niente scontato. C’è una dirigente, nel mio staff, che si occupa proprio di sicurezza e legalità (Sara Di Antonio, ndr). Abbiamo condiviso l’istituzione della zona rossa. Abbiamo attivato gli street tutor, anticipando noi i soldi perché dal ministero, finora, non è arrivato nulla. Sono andato a incontrare il ministro degli Interni che è venuto anche a Reggio. Per quel che riguarda i dati, il questore mi ha detto che, dall’arrivo dell’esercito, ha osservato un calo delle denunce nella zona della stazione. Bisogna aggiungere, però, che il problema sicurezza si sta spostando, in parte, in altri settori della città che teniamo monitorati, tipo la zona della Polveriera e via Emilia Ospizio. Siamo poi intervenuti sulla parte socio sanitaria. Abbiamo aperto con l’Ausl uno sportello in viale IV Novembre, compatibilmente con le loro risorse. Dal primo luglio è presente un presidio sociosanitario in via Paradisi che si occupa del tema della fragilità legata alla tossicodipendenza e al consumo di crack. Facciamo quello che possiamo. Il fatto è che non possiamo assumere agenti di polizia locale, perché ci sono dei vincoli di bilancio. Sui minori non accompagnati abbiamo pochi soldi, ma quelli sono fondi che devono venire dal governo. Avremmo bisogno di più poliziotti, ma, anche lì, l’organico dipende dal governo.
Molti criticano il sistema dell’accoglienza reggiana, sostenendo che qui arrivano troppi immigrati che, a causa della stretta del governo sul diritto di asilo, poi restano senza poter lavorare e integrarsi, alimentando, inevitabilmente, criminalità e lavoro nero. Cosa si può fare?
Poco, perché noi abbiamo un sistema di accoglienza basato sui finanziamenti dello Stato. Per i richiedenti asilo c’è un finanziamento statale e c’è un bando per un tot di posti, ma i numeri di chi arriva in questa provincia e in questa città non li decidiamo noi. Li decide la prefettura su indicazioni del governo. Non dipende da noi prenderne di più o meno. Tanto è vero che c’è stato anche qualcuno che si domandava che senso aveva mandare navi a Ravenna che arrivano dalla zona degli sbarchi in Sicilia. Non voglio fare dietrologia, ma c’è chi dice che le regioni dove governa il centro-sinistra vengono appositamente stressate di più dal punto di vista migratorio.
Il rilancio del centro storico. Molte zone sono un po’ abbandonate a se stesse. Cosa fare anche in relazione alla situazione in cui versa il mercato coperto?
C’è un’unità di progetto dedicata e un dirigente apposta per quel quartiere. Abbiamo vinto il bando per l’hub urbano. Il prossimo anno dovrebbero esserci assegnati fondi per circa 300mila euro. Poi vedremo con che vincoli. Questa estate ci sono state le iniziative del Mercoledì da Leoni. C’è poi un tema, in generale, delle città storiche. Non si può pensare di riportare in centro il commercio tradizionale, perché il commercio è cambiato radicalmente in questi anni con l’e-commerce. Quindi bisogna pensare di occupare questi spazi e queste vetrine con altre cose. Su questo abbiamo messo in movimento le associazioni di categoria, i comitati, i singoli esercenti, le istituzioni culturali e l’università. Sicuramente andrà valorizzata la presenza dell’università che sarà potenziata con nuovi servizi a Reggio.
Traffico. Un problema che sta diventando sempre più grande a Reggio. La tramvia è una utopia, o i finanziamenti arriveranno per realizzarla?
Se fosse per l’assessora Bonvicini avremmo già i cantieri avviati. Per i finanziamenti bisogna chiedere al ministro Salvini. Se invece di pensare al ponte sullo Stretto investisse nella mobilità locale…Il fatto è che la tramvia cambia completamente la mobilità e l’accesso ai centri storici. Permette di spostare le persone e di lasciare giù le macchine. Quando avremo la tangenziale nord, sicuramente si fluidificherà il traffico in quell’area. E anche quando saranno completate le piccole tangenziali di Rivalta e di Fogliano.
L’accessibilità del centro storico. C’è il tema dei parcheggi che, spesso, non si trovano. Quelli della Zucchi poi sono cari.
No, non è così. Basta fare un confronto con le altre città. Il suolo pubblico è prezioso, perché è limitato. Si deve potenziare il trasporto pubblico locale. Il miglioramento dell’accessibilità non può essere affrontato solo in termini di costo. C’è un parcheggio accogliente e vicino alla città: è alla Caserma Zucchi e si paga un prezzo assolutamente ragionevole.
In autunno quali saranno le priorità della sua giunta. Ci sono novità in arrivo?
Beh, noi dobbiamo mettere a terra questi progetti che abbiamo avviato. Quindi sicuramente l’hub della città storica e la stazione. Inoltre credo che dovremmo mettere sul piatto, già da subito, una riflessione e un coinvolgimento dell’intera città sullo sviluppo dell’università che va potenziata. C’è poi il tema del welfare. Aumenta il numero dei bambini con disabilità o di quelli certificati. Qui, purtroppo, le risorse sono limitate. Cresce la popolazione anziana e, anche questo, è un tema su cui ci stiamo confrontando a livello regionale. Dobbiamo preservare e valorizzare il nostro sistema educativo che continua ad essere sempre un’eccellenza. Cercheremo di fare qualcosa di più, compatibilmente con le risorse sulla manutenzione. Quest’anno abbiamo investito 4 milioni di euro sull’asfaltatura. I costi sono aumentati in maniera indescrivibile per cui, davvero, a volte ci si trova a dover scegliere fra welfare e asfalto.

