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Maltrattamenti alla compagna, la Corte d’appello inasprisce la condanna

Accolto integralmente il ricorso della Procura di Reggio Emilia contro la sentenza di primo grado

REGGIO EMILIA – La Corte d’Appello ha accolto integralmente l’impugnazione proposta dalla Procura di Reggio Emilia contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Reggio Emilia del 28 giugno 2024 con cui un uomo di 46 anni era stato assolto dai reati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona, e condannato solo per un episodio di lesioni personali aggravate del 13 agosto 2023, con pena di tre anni e sei mesi di reclusione.

La Procura ha fatto ricorso evidenziando “la sistematica e reiterata violenza fisica e psicologica” perpetrata dall’uomo ai danni della compagna convivente, “nonché l’attendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, confermate da riscontri testimoniali, referti medici e relazioni psichiatriche”.

I fatti, tra l’ottobre 2022 e l’agosto 2023, si erano sviluppati, ricorda oggi una nota dei Carabinieri di Reggio Emilia, “in un contesto di quotidiane vessazioni domestiche, con insulti, minacce, umiliazioni pubbliche, privazioni della libertà, aggressioni anche in presenza del figlio minore della vittima, all’epoca di circa 10 anni”.

La Corte d’Appello ha dunque riconosciuto “la responsabilità dell’imputato anche in ordine al reato di maltrattamenti in famiglia e alle lesioni personali aggravate commesse nei giorni 12 maggio e 18 giugno 2023, in continuazione con i fatti del 13 agosto 2023, e con l’aggravante dell’uso di un’arma impropria”. E dunque lo ha condannato a quattro anni e sei, al risarcimento del danno alle parti civili, da liquidarsi in separato giudizio, con conferma della provvisionale di 10.000 euro, già disposta in primo grado, e al rimborso delle spese processuali del secondo grado (4.140 euro oltre accessori di legge), in favore dello Stato, in quanto le parti civili risultano ammesse al patrocinio a spese dello Stato.

La Procura di Reggio Emilia sottolinea quindi “la rilevanza della decisione, che riconosce la gravità e la continuità delle condotte violente contestate, restituendo piena centralità alla tutela delle vittime di violenza domestica e dei minori esposti a contesti familiari disfunzionali”.