Potere al popolo: “La verità è che i lavori per il Polo della moda avrebbero dovuto essere fermati dal Comune, non da Max Mara”
REGGIO EMILIA – Piuttosto che per una presa di coscienza, o anche solo per sana vergogna, Maramotti ferma tutto per ripicca. Il tono della nota che annuncia il ritiro è chiaro: Max Mara molla il progetto milionario perché ha sentito “venire meno il sostegno” dell’amministrazione, dimostrando di essere un’azienda che pretende appoggio incondizionato anche quando fa scelte che colpiscono direttamente chi lavora. Un azienda che pretende obbedienza e non dialogo è un tema democratico prima ancora che sindacale.
Quello di Maramotti è il linguaggio del ricatto. È il capitalismo che si offende, non quando viene criticato, ma quando non è coccolato abbastanza dalle istituzioni.
Ma a legittimare questo potere ricattatorio è stata la stessa amministrazione comunale: il sindaco Massari, a parte solidarizzare moralmente con le lavoratrici, ha deciso di lasciare campo libero all’azienda, di fermarsi davanti ai cancelli del profitto, preferendo accettare lo sfruttamento piuttosto che scontrarsi con i poteri forti.
La verità è che i lavori per il Polo della moda avrebbero dovuto essere fermati dal Comune, non da Max Mara. Un intervento urbanistico di questa portata – 110 milioni di euro, 47.000 metri quadri, 900 lavoratori previsti – non è mai neutro. È un atto politico. Per questo sarebbe dovuto partire un segnale politico chiaro: non si mette a disposizione il patrimonio urbanistico e non si autorizzano nuove urbanizzazioni per facilitare un’operazione privata finchè il gruppo industriale interessato non garantisca pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità di chi, col proprio lavoro produce quella ricchezza.
Questi fatti ci dicono che anche a Reggio Emilia esiste ancora un’idea di sviluppo che non si può arrestare davanti a nulla. Ma ci dice anche che quando chi lotta alza la voce, l’immagine patinata dell’“eccellenza italiana” comincia a scricchiolare. Potere al Popolo, continuerà a stare dalla parte delle lavoratrici. Perché sono loro la vera eccellenza, fatta di vite che ogni giorno reggono sulle proprie spalle un’intera filiera produttiva senza mai essere riconosciute per il valore che creano.
Siamo abituati a vedere le imprese come protagoniste dello sviluppo, ma lo sviluppo vero – quello giusto, sostenibile, dignitoso – comincia dal basso, da chi lavora. Invertire la prospettiva è quindi un atto necessario: non può essere l’impresa a dettare le condizioni della democrazia. È la comunità – e chi lavora in particolare – che deve essere posta al centro di ogni scelta pubblica.
In questo senso, le lavoratrici della Manifattura San Maurizio – con la loro lotta, la loro voce, il loro coraggio – sono il vero soggetto politico al centro di questa vicenda, che sta chiedendo una trasformazione radicale dei rapporti di forza nella società. E questo ci riguarda tutti. Ascoltarle, sostenerle, valorizzarle non è un gesto di solidarietà: è una scelta di campo, è fare politica dalla parte giusta.
Flora De Carlo
Potere al Popolo Reggio Emilia e Provincia

