Il segretario Cristian Sesena lancia un’agenda condivisa per tutelare l’occupazione
REGGIO EMILIA – L’accordo raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi al 15% non convince la Cgil di Reggio Emilia, che teme un rimbalzo negativo sulla tenuta occupazionale a livello locale.
“Siamo una provincia che esporta tanto verso l’estero e gli Usa. Il nostro tessuto manifatturiero rischia di subire un contraccolpo che potrebbe scaricarsi, a partire dall’autunno, sulle condizioni di chi lavora”, lancia l’allarme il segretario generale Cristian Sesena, secondo cui, “l’Unione Europea ha dimostrato ancora una volta di aver perso la bussola dando priorità a un accordo commerciale a perdere invece che alla difesa dei diritti dei cittadini e dei lavoratori”.
Sesena propone quindi di prepararsi fin da subito al contraccolpo sull’economia provinciale: “Non possiamo aspettare che arrivi l’onda per abbozzare una reazione, bisogna provare ad esprimere un governo condiviso delle potenziali conseguenze”. Come? “Le associazioni datoriali – suggerisce il segretario della Camera del lavoro – debbono condividere i loro indicatori e le loro previsioni in materia, mentre l’amministrazione locale deve fungere da regia del confronto e assumere una postura politica netta a difesa dell’occupazione”.
Servono inoltre “ammortizzatori sociali, politiche attive, no ai licenziamenti e gestione conservativa delle eventuali crisi aziendali: queste sono le priorità di una agenda per i prossimi mesi che si annunciano complicati”. Il numero uno del sindacato reggiano ricorda che i settori più esposti ai dazi sono quelli della meccanica, meccatronica e dell’agroindustria. “Ma non dimentichiamo l’artigianato e la piccola media impresa, che già stanno soffrendo una crisi strisciante e che hanno una copertura di ammortizzatori inadeguata a far fronte a un ulteriore peggioramento dei mercati”.
Insomma, conclude Sesena, “la crisi di sistema e del capitalismo a stelle e strisce non può scaricarsi sulle lavoratrici e i lavoratori del vecchio continente. Nella speranza e in attesa che Bruxelles e Roma cambino rotta, l’inerzia è un lusso che non ci si può permettere”.

