Luca Chierici, della segreteria Cgil: “Purtroppo non ci stupiscono, bisogna rafforzare controlli e tutele”
REGGIO EMILIA – I risultati dei controlli svolti dall’Ispettorato territoriale del lavoro di Reggio Emilia a giugno in tema di caporalato e sfruttamento del lavoro “preoccupano, ma purtroppo non stupiscono” la Cgil provinciale. Che, di fronte alle 10 persone denunciate e alle quattro aziende sospese per violazioni (su 17 ispezionate di cui nove non in regola), spiega: “Da tempo intercettiamo lavoratori, nella filiera agroalimentare ma non solo, che si trovano in situazioni di sfruttamento estremamente marcato, persone costrette a lavorare moltissime ore senza copertura contrattuale, ospitate in alloggi fatiscenti ed in condizioni estremamente insalubri”.
Sono persone, aggiunge Luca Chierici della segreteria Cgil, “che spesso nemmeno parlano italiano e questo è uno scoglio molto pesante per quanto riguarda la loro possibilità di difendersi e denunciare tali situazioni”. Continua il sindacalista: “Laddove abbiamo intercettato queste situazioni siamo riusciti comunque ad intervenire prontamente, anche grazie ad una rete costituita dallo stesso Ispettorato, dall’Ausl, dalle Forze dell’ordine e dalla rete di associazioni del terzo settore che, anche in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha consentito di dare risposte a contrasto dei fenomeni di sfruttamento”.
Secondo Chierici, però, “occorre dare tutela a chi denuncia e vanno mantenuti ed estesi strumenti quali il badge di cantiere per il settore edile, avanguardia a livello nazionale a contrasto delle irregolarità lavorative nella giungla degli appalti”. Inoltre “serve incrementare i controlli nel settore dei pubblici esercizi, spesso connotati da situazioni di lavoro nero e grigio fatti di contratti a chiamata o lavoro nero”. Per la Cgil reggiana vanno infine potenziati i protocolli tra enti, come quello sul progetto “common ground” rivolto agli stranieri potenziali vittime di sfruttamento, che si è concluso a giugno.

