Economia
|Unindustria: “Basta pensare a Reggio Emilia come sobborgo di Milano”
La presidente Anceschi invoca una svolta sull’ateneo alla 80esima assemblea dell’associazione: “Troppe asimmetrie tra Modena e Reggio”
REGGIO EMILIA – Reggio Emilia deve “dare contenuti alla sua nuova identità mediopadana”, smettendo di immaginarsi “come un sobborgo residenziale della sempre più ‘inaccessibile’ e proibitiva metropoli di Milano”. Così Roberta Anceschi, presidente degli industriali reggiani, nel discorso pronunciato oggi al teatro Valli, in occasione dell’assemblea dell’associazione di categoria che festeggia 80 anni.
“Nell’organizzare le infrastrutture, gli insediamenti e i servizi”, continua Anceschi, Reggio “deve, al contrario, proporsi come un attrattore di economie e di imprese, un luogo nel quale si ibridano le abilità e i valori locali e le aperture globali di una industria che vuole conservare qui, in questo ambito territoriale, la sede di una specializzazione manifatturiera di rilievo ormai globale”.
Secondo l’imprenditrice, però, si dovrà “sostituire l’euforia edilizia, generata da un ciclo immobiliare le cui condizioni non sono replicabili, con una ragionevole fiducia sul ruolo industriale e post industriale della città”. Insomma “dobbiamo credere nelle possibilità di questo territorio e delle sue imprese di sostenere con successo la sfida della innovazione per conservare, trasformandola, sia la propria reputazione, sia il proprio posizionamento competitivo nelle catene globali del valore”.

Direttamente collegata a questo obiettivo è poi per la numero uno degli industriali reggiani la questione dell’università, che Anceschi definisce “una storia di successo che, tuttavia, configura anche un nodo politico che chiede di essere sciolto”. Infatti “dopo un quarto di secolo dall’avvio della sede reggiana ciò che colpisce maggiormente, dunque, è la diversa consistenza del patrimonio immobiliare di Unimore nelle due sedi di Modena e Reggio Emilia. Un dato che esprime in modo eloquente le asimmetrie presenti nella attuale realtà organizzativa dell’ateneo, che richiede ora una svolta”.
In che modo? “Penso a 15.000 studenti, a una proporzione tra lauree triennali, specialistiche e dottorati analoga a quella dei dipartimenti di Modena, a una altrettanto paritetica distribuzione dei servizi amministrativi, a una più equilibrata ripartizione degli investimenti e, infine, a una più stretta e strutturata collaborazione con le imprese reggiane”, dice la presidente provinciale di Unindustria. Che sul tema ritiene “indispensabile la definizione di un Patto a tre, sottoscritto da Università, Comune di Reggio Emilia e stakeholder urbani, per programmare sviluppo e funzioni degli insediamenti universitari.
“L’obiettivo dell’attrattività- sottolinea infine Anceschi- è un fatto di rilevanza strategica che riguarda non solo imprese, talenti e capitale umano, ma anche le persone e le famiglie”. Dunque, per “forgiare un mondo nuovo servono strumenti nuovi e un patto nuovo tra tutti noi, guardando all’interesse comune”, conclude la presidente di Unindustria Reggio.

