Cronaca
|Povertà sempre più strutturale: il report Caritas lancia l’allarme
Aumentano i casi di esclusione abitativa, cronicizzazione delle fragilità e povertà diffusa anche tra le famiglie con reddito
REGGIO EMILIA – La povertà non è più un’eccezione, ma una condizione strutturale. È questo il messaggio forte che emerge dal report 2024 della Caritas diocesana di Reggio Emilia-Guastalla, che documenta una realtà sempre più complessa e stratificata. L’espressione “normalizzazione della povertà”, adottata da Caritas Italiana, descrive un cambiamento profondo: la povertà non riguarda più solo le fasce marginali, ma attraversa con forza il tessuto sociale.
In questo scenario cresce anche l’urgenza di non arrendersi. La speranza diventa un atto collettivo, un atteggiamento da costruire insieme come responsabilità condivisa. Non come illusione, ma come visione concreta per ricostruire legami e comunità.
Povertà abitativa e cronicizzazione: i numeri della Caritas nel 2024
Nel corso del 2024, sono state 808 le persone incontrate dai servizi Caritas diocesani, di cui 227 mai conosciute prima. Rispetto al 2023 (929 persone), si osserva un leggero calo che potrebbe indicare una saturazione nella capacità di risposta dei servizi, più che un miglioramento della situazione.
Tra i dati più allarmanti:
Il 63,5% vive in grave esclusione abitativa, in aumento rispetto al 59,5% del 2023.
Il 74,4% delle persone era già stato intercettato in passato, un chiaro segnale di cronicizzazione della povertà.
101.964 i pasti distribuiti nelle mense diffuse, con un aumento di circa 8.000 unità rispetto all’anno precedente.
Aumentano anche i bisogni rilevati: si passa da una media di 3,8 problemi per persona a 4,0 nel 2024.
La maggioranza degli utenti è straniera (76,2%) e maschile (83,8%), ma cresce la presenza femminile, spesso con gravi fragilità e carichi familiari elevati.
Anche l’accoglienza ha avuto un ruolo centrale: 159 persone accolte in 59 nuclei familiari, con 26.267 notti complessive garantite.
L’ascolto nei territori: povertà invisibili e fragilità familiari
Accanto ai servizi diocesani, i Centri d’Ascolto parrocchiali hanno raggiunto tra le 2.000 e le 3.000 famiglie, pari a circa 8.000–9.000 persone. Il 63% delle persone seguite è donna, spesso madre e principale figura di riferimento per il nucleo familiare.
I principali problemi emersi:
Precarietà abitativa, sovraffollamento e isolamento.
Difficoltà di accesso ai servizi pubblici, ma anche esperienze di collaborazione virtuosa con enti e associazioni.
Povertà lavorativa, che colpisce in particolare le famiglie in età attiva (25–54 anni).
Emergenza salute mentale, anche nelle aree extraurbane.

