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Mafie a Brescello, il Gup: “Coffrini e Vezzani inconsapevoli”

Le motivazioni della sentenza di non luogo a procedere: “Non è improbabile che l’azione amministrativa abbia prodotto un arricchimento della consorteria criminale, ma non c’è prova che gli imputati abbiano agito nella consapevolezza e con la volontà di realizzare quel risultato”

REGGIO EMILIA – “Non è improbabile che l’azione amministrativa, imputabile al sindaco e all’assessore all’Urbanistica abbia prodotto un arricchimento della consorteria criminale”, ma “resta sfornito di prova che gli imputati abbiano agito nella consapevolezza e con la volontà di realizzare quel risultato”.

E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso marzo, il Gup Roberta Malavasi ha disposto il non luogo a procedere per gli ex sindaci di Brescello Giuseppe Vezzani (in carica dal 2004 al 2014) e Marcello Coffrini, prima componente della Giunta e poi lui stesso primo cittadino fino al 2016.

Quando cioè Brescello, il primo Comune in Emilia-Romagna, fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Vezzani e Coffrini erano accusati dalla Dda di Bologna di concorso esterno alla ‘ndrangheta per alcune scelte urbanistiche e affidamenti di lavori che avrebbero favorito il clan Grande Aracri di Cutro, da tempo radicato in paese.

Nelle motivazioni della sentenza, si legge però: “Non risulta che gli imputati abbiano tratto profitti patrimoniali”. E ancora: “Sebbene Coffrini sia stato sicuramente votato dai mafiosi, che lo hanno pubblicamente sostenuto anche nel post intervista a ‘Cortocircuito’ in cui definiva Francesco Grande Aracri (fratello maggiore del boss indiscusso Nicolino, ndr) persona composta, gentilissima e tranquillissima, nulla nell’indagine svolta depone in maniera convincente per il ricorrere di un accordo di scambio politico mafioso”.