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Certe notti tornano e non finiscono mai: Ligabue incendia il Campovolo

Il rocker correggese apre il live con un tributo a Las Vegas e un karaoke collettivo per celebrare trent’anni di musica

REGGIO EMILIA – È cominciato nel segno del sogno americano e delle sue contraddizioni “La notte di certe notti”, il concerto-evento di Luciano Ligabue alla Rcf Arena di Reggio Emilia, una celebrazione dei 30 anni di “Buon Compleanno Elvis”, dei 20 anni dal primo concerto a Campovolo e dei 35 anni di carriera del rocker di Correggio (Foto Bucaria).

Il palco si trasforma in una Las Vegas visionaria, simbolo di eccesso e fuga, tra luci abbaglianti e riflessioni amare. È proprio questo contrasto a fare da cornice all’inizio dello spettacolo: una riflessione visiva e sonora sui nostri tempi, tra spietata macchina del denaro e desiderio di evasione. Le immagini che scorrono sugli schermi richiamano una metropoli postmoderna, con un’atmosfera che prepara il pubblico a un viaggio musicale e personale.

Sul palco, con Ligabue, ci sono i fidati Fede Poggipollini (chitarra), Max Cottafavi (chitarra), Luciano Luisi (tastiere), Davide Pezzin (basso) e Lenny Ligabue (alla batteria).

L’avvio è affidato a un momento corale: sullo schermo centrale scorrono le parole “La notte di certe notti, please wait”, e fa il suo ingresso Little Taver, nei panni di cerimoniere rock, per introdurre il brano simbolo Certe notti, intonato in un karaoke collettivo che coinvolge tutta l’arena. È il pubblico, infatti, a dare ufficialmente inizio al concerto.

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La prima parte del live si apre con “I ragazzi sono in giro” da Buon Compleanno Elvis (1995), accompagnata da immagini storiche della band e del pubblico di ieri e di oggi. Un tuffo nostalgico nel tempo, con Ligabue che appare in camicia rossa e giacca di pelle, come nel videoclip originario.

Segue “Questa è la mia vita”, brano del 2002, introdotto da una riflessione visiva: sullo schermo compare una scritta “questa è la mia vita”, mentre scorrono scene tratte dai camerini del Liga, un viaggio intimo tra passato e presente.

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Chiude questo primo blocco “I duri hanno due cuori” (1993), in un’atmosfera da camerino in bianco e nero, con un gioco di luci che trasforma l’arena in un grande “specchio” della carriera del Liga.

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