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Caso Max Mara, il Pd e Massari si sono infilati in un vicolo cieco

La politica di tenere il piede in due staffe, auspicare che l’azienda aprisse ad un confronto sulle lavoratrici e approvare il piano all’unanimità in consiglio comunale, non ha funzionato

REGGIO EMILIAPurtroppo in politica, come nella vita, non è sempre agevole, né vantaggioso tenere il piede in due staffe. E’ la lezione che oggi, dopo la lettera recapitatagli dal presidente di Max Mara Luigi Maramotti, hanno imparato Marco Massari che, per sua stessa ammissione, è a digiuno di pratica politica, ma anche il Pd reggiano che, invece, non ha alcuna scusante in merito. 

Il sindaco di Reggio Emilia, di fronte alla prima difficile prova affrontata nel suo mandato, ne è uscito un po’ malconcio. A sua discolpa, comunque, occorre dire che si è trovato in una situazione sicuramente non facile. Da una parte, sulla vicenda delle operaie della Manifattura di San Maurizio bistrattate da Max Mara, è stato costretto a riceverle e ad auspicare che l’azienda aprisse a un confronto per superare le criticità. Questo per soddisfare le richieste della Cgil e dei suoi alleati che, a sinistra, facevano fuoco e fiamme sulla vicenda, con il Pd che, a sua volta, obtorto collo, è stato costretto a infilarsi in questo ginepraio con interrogazioni in Regione e in Parlamento.

Dall’altra i Dem e Massari non hanno aderito agli inviti di Cgil e Coalizione civica i quali pensavano che la leva prioritaria per portare Max Mara a più miti ragionamenti sulla gestione delle risorse umane, dirette e indirette, fosse quella di far pesare la qualità del lavoro nella più ampia e articolata partita del Polo della Moda. Il piano è passato lunedì scorso con il Pd che ha votato compatto con le opposizioni e con Coalizione civica che è uscita dall’aula per protesta. Non hanno avuto la forza, né lui, né i Dem reggiani, di tenere il punto e hanno preferito, appunto, tenere il piede in due staffe. 

Il presidente di Max Mara, Luigi Maramotti, li ha puniti, a dire il vero in modo piuttosto brutale, facendo saltare il banco dopo le critiche, sgradite, al suo impero. Il Polo della Moda non s’ha da fare, ha sentenziato. Né ora, né mai. Una decisione irrevocabile la sua e, probabilmente, anche se non lo ha scritto, ha pure pensato che questi politici sono degli irriconoscenti e non si meritano il suo elegantissimo progetto. 

Ora il Pd e Massari si trovano con le pive nel sacco. Non hanno ottenuto nulla sul piano del confronto con l’azienda e non hanno nemmeno saputo tenere il punto in aula. Eppure il segretario della Cgil, Cristian Sesena, li aveva avvertiti quando disse: “O si sta col lavoro, o si decide di ‘non disturbare chi produce’. Le vie di mezzo sono vicoli ciechi”. Appunto.